Non una giustizia minima, ma un amore grande. Non una coscienza formalmente pulita, ma un cuore capace di amare davvero. È questo il cuore della catechesi pronunciata da Leone XIV all’Angelus in una Piazza San Pietro finalmente illuminata dal sole, gremita da circa 25 mila fedeli.
Il Papa riparte dal “Discorso della montagna”, dopo le Beatitudini, per spiegare che la cosiddetta “Legge antica” trova il suo vero compimento solo nell’amore di Cristo. I precetti non sono strumenti per “sentirsi a posto davanti a Dio”, ma vie per entrare in relazione con Lui e con i fratelli. È qui che si gioca la differenza tra un’osservanza esteriore e quella che il Pontefice definisce una “giustizia superiore”.
Non basta evitare il male in modo formale. Non basta non uccidere fisicamente una persona se poi la si ferisce con le parole, con l’indifferenza, con il disprezzo della sua dignità. Non basta dirsi fedeli al coniuge se nella relazione mancano tenerezza, ascolto, rispetto, cura reciproca e un cammino condiviso. Il Vangelo, ricorda Leone XIV, obbliga ad andare oltre la soglia minima del comandamento.
La Legge data a Mosè è stata una tappa, una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto sulla storia. Con Cristo, però, si entra in una relazione nuova: figli del Padre, fratelli tra noi. È questa la “rivoluzione dell’amore” che non cancella il passato, ma lo porta a compimento. La vera giustizia, sottolinea il Papa, è quella che coglie dentro ogni precetto un’esigenza d’amore.
Nel suo intervento, il Pontefice richiama anche l’attualità del Vangelo nei rapporti quotidiani: amici, nemici, avversari, familiari. È lì che si misura la fede, non nelle formule, ma nei comportamenti concreti. “Non serve una giustizia minima – afferma – serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio”.
Al termine dell’Angelus, Leone XIV ha espresso vicinanza al Madagascar colpito dai cicloni, assicurando preghiere per le vittime e per i loro familiari. Un segno ulteriore di quella logica del Regno che ha appena indicato: una giustizia che non si limita a non fare il male, ma si traduce in compassione, solidarietà e responsabilità verso chi soffre.
Nel pomeriggio il Papa si recherà nella parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia per incontrare famiglie, giovani, anziani, malati, poveri e migranti. Un’altra tappa di un pontificato che insiste su un punto essenziale: la fede non si misura dal minimo indispensabile, ma dalla capacità di amare senza misura.





