FEDE E RELIGIONI - 14 febbraio 2026, 08:00

Leone XIV: in Quaresima digiuno anche dalle parole che feriscono gli altri

Nel suo messaggio per la Quaresima 2026, dal titolo “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, Papa Leone XIV invita i fedeli a vivere il tempo di preparazione alla Pasqua come un’occasione concreta di cambiamento, personale e comunitario. Non solo preghiera e rinunce tradizionali, ma un cammino che tocchi la qualità delle relazioni, il linguaggio e la capacità di ascolto

Leone XIV: in Quaresima digiuno anche dalle parole che feriscono gli altri

Il testo, reso pubblico il 13 febbraio e firmato il 5 febbraio, memoria di Sant’Agata, si colloca all’inizio dei quaranta giorni che precedono la Pasqua, che quest’anno si aprono il 18 febbraio. La Quaresima, ricorda il Pontefice, è un tempo in cui la Chiesa invita a rimettere il mistero di Dio al centro della vita, affinché la fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni quotidiane.

Al centro del messaggio ci sono tre parole chiave: ascolto, digiuno, insieme.

Anzitutto l’ascolto. Papa Leone XIV chiede la grazia di un tempo che renda “più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi”. È fondamentale lasciarsi raggiungere dalla Parola di Dio e rinnovare la decisione di seguire Cristo fino a Gerusalemme, dove si compie il mistero della passione, morte e risurrezione. L’ascolto della Parola nella liturgia educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la vita personale e sociale, le Scritture aiutano a riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.

Il Papa richiama l’immagine del Dio che parla a Mosè dal roveto ardente e che dichiara di aver udito il grido del suo popolo oppresso. Un Dio coinvolto nella storia, che ascolta e che chiama a fare altrettanto. In questa prospettiva, la condizione dei poveri rappresenta un grido che interpella costantemente la vita delle persone, delle società, dei sistemi politici ed economici e anche della Chiesa.

Accanto all’ascolto, il digiuno. Non solo come pratica ascetica tradizionale, ma come esercizio concreto che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. Il digiuno aiuta a discernere e ordinare gli appetiti, a mantenere viva la fame e la sete di giustizia, sottraendole alla rassegnazione. Citando Sant’Agostino, il Pontefice ricorda che solo gli angeli si saziano pienamente della giustizia, mentre gli uomini, in questa vita, ne hanno fame e sono protesi nel desiderio di essa.

Il digiuno, dunque, non serve solo a disciplinare il desiderio, ma anche ad ampliarlo, orientandolo verso Dio e verso il bene concreto. Deve però essere vissuto con umiltà, evitando ogni forma di orgoglio, e includere altre forme di sobrietà capaci di trasformare lo stile di vita.

Tra queste, Papa Leone XIV indica una forma di astensione molto concreta e spesso poco considerata: quella dalle parole che feriscono. “Disarmare il linguaggio” significa rinunciare alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente, alle calunnie. È un invito a misurare le parole e a coltivare la gentilezza in famiglia, tra amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione e nelle comunità cristiane. Solo così, osserva, le parole di odio potranno lasciare spazio a parole di speranza e di pace.

La terza parola è “insieme”. La Quaresima, sottolinea il Papa, mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto e del digiuno. Nella Scrittura il popolo d’Israele si radunava per ascoltare la lettura pubblica della Legge e praticare il digiuno, rinnovando così l’alleanza con Dio. Allo stesso modo, oggi parrocchie, famiglie, gruppi ecclesiali e comunità religiose sono chiamati a vivere un cammino condiviso, in cui l’ascolto della Parola e del grido dei poveri e della terra diventino forma concreta della vita comune.

La conversione, conclude Papa Leone XIV, non riguarda soltanto la coscienza del singolo, ma anche lo stile delle relazioni: la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà, l’impegno a costruire comunità in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e generi cammini di liberazione.

In un tempo segnato da conflitti verbali e polarizzazioni, l’invito del Pontefice a “digiunare anche con la lingua” suona come un richiamo diretto e attuale: la preparazione alla Pasqua passa anche attraverso la responsabilità delle parole.

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