FEDE E RELIGIONI - 13 febbraio 2026, 08:00

Santa Sede e lefebvriani: il dialogo possibile, le condizioni

L’incontro tra il cardinale Fernandez, e il superiore della FSSPX ha stabilito una metodologia di dialogo. Ma tutto si ferma se la Fraternità procede ad ordinazioni episcopali senza mandato del Papa

Santa Sede e lefebvriani: il dialogo possibile, le condizioni

Di Andrea Gagliarducci - ACI Stampa

al dialogo, no alle ordinazioni senza mandato della Santa Sede, con l’idea di trovare condizioni minime per una piena comunione. Dopo l’incontro tra il Cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e il reverendo Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, si è concluso con l’idea di un percorso di dialogo “specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, riguardo a temi che non hanno avuto ancora sufficiente precisazione”. Ma si è anche ribadito che, se la Fraternità ordinerà nuovi vescovi il prossimo 1 luglio, come annunciato, ciò “implicherebbe una decisiva rottura della comunione ecclesiale (scisma) con gravi conseguenze per la Fraternità nel suo insieme”, e tra l’altro causerebbe la rottura immediata del dialogo. La Fraternità, da parte sua, ha preso tempo.

L’incontro tra Dottrina della Fede e lefebvriani era atteso, se non altro perché il reverendo Pagliarani aveva annunciato la necessità di ordinare nuovi vescovi anche parlando di uno stato di crisi nella Chiesa, e lamentando di non avere avuto le risposte necessarie e richieste dal Dicastero, che coprono in particolare gli anni 2017-2019. E ci sono aspetti precisi della dottrina e della disciplina successiva al Concilio Vaticano II, che poi si trovano tutti nel comunicato diffuso dal Dicastero per la Dottrina della Fede.

Quali sono i punti del dialogo teologico? La questione della volontà divina riguardo la pluralità delle religioni, la differenza tra atto di fede "religioso ossequio della mente e della volontà”, oppure i differenti gradi di adesione richiedono i diversi testi del Concilio Ecumenico Vaticano II e la sua interpretazione. In pratica, si sta definendo se i lefebvriani devono accettare il Concilio come fatto dottrinale o possono solo pensare che sia questione pastorale, e dunque opinabile.

Ma si è parlato anche di quali siano le questioni minime da accettare “per la piena comunione con la Chiesa Cattolica e, di conseguenza, per delineare uno statuto canonico della Fraternità, insieme ad altri aspetti da approfondire ulteriormente”.

Il comunicato sottolinea con chiarezza che “la possibilità di svolgere questo dialogo presuppone che la Fraternità sospenda la decisione delle ordinazioni episcopali annunciate”. Pagliarani non ha risposto né sì, né no. Ha piuttosto fatto sapere – si legge nel comunicato – che “presenterà la proposta al suo Consiglio di risposta al Dicastero per la Dottrina della Fede. e darà la sua. Nel caso di una risposta positiva, si stabiliranno di comune accordo i passi, le tappe e le procedure da seguire”.

Il Dicastero per la Dottrina della Fede chiede di “accompagnare il cammino con preghiere”, allo Spirito Santo. Più che altro, è da vedere se ci sarà un modo, per Leone XIV, di “ricomporre” lo scisma tradizionalista. E si vedrà se si ripeterà quanto successo nel 1988, quando il Cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto del Sant’Uffizio, fece di tutto per evitare le ordinazioni episcopali illecite di Marcel Lefevbre senza successo, o se invece Pagliarani farà un passo indietro.

Il motivo dell’incontro

Perché il tema resta quello. I lefebvriani vogliono ordinare nuovi vescovi, per preservare la tradizione. E hanno deciso di farlo il prossimo 1° luglio – non sarà Pagliarani a ordinare, che non è vescovo, ma il suo predecessore Fellay, con co-consacrante l’altro vescovo lefebvriano de Gallareta – senza mandato pontificio, perché, ha fatto sapere il superiore della Fraternità, c’è stato uno scambio di lettere con la Santa Sede che si è dimostrato infruttuoso.

L’annuncio di Pagliarani ha avuto luogo il 2 febbraio, il Cardinale Fernandez ha chiesto un incontro subito dopo, e Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, aveva confermato l’incontro, sottolineando che questo “sarà l’opportunità per un dialogo informale e personale, che aiuterà a definire mezzi efficaci per una discussione che possa portare a risultati positivi”.

Non è la prima volta che la SSPX annuncia di voler ordinare nuovi vescovi. La prima volta recente è avvenuta nel 2024, con una comunicazione in cui si ricordava come lo stesso Lefebvre avesse "fatto tutto ciò che era in suo potere per evitare questa consacrazione, incluso recarsi ripetutamente a Roma per aprire gli occhi alle autorità ecclesiastiche sulla grave crisi – forse la peggiore della sua storia – che la Chiesa stava attraversando", ma "nulla era servito". Da lì la drammatica decisione di monsignor Lefebvre di ordinare ausiliari in grado di garantire la successione.

Uno “scisma” inevitabile?

Se per i lefebvriani la scelta di procedere allo scisma era inevitabile, date le condizioni, la storia vista dall'altra prospettiva racconta innumerevoli tentativi di ricomporre il possibile scisma, compiuti dall'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e da Giovanni Paolo II.

Tanto che nel 1988 la soluzione sembrava vicina e possibile. Dopo una visita a Ecône del cardinale Gagnon l'8 aprile, Giovanni Paolo II, in una lettera al cardinale Ratzinger, delineò una proposta che avrebbe permesso alla FSSPX di ottenere una collocazione regolare nella Chiesa: un accordo – firmato a maggio – relativo all'uso dei libri liturgici approvati nel 1962 e alla costituzione della FSSPX come "Società di vita apostolica". In cambio, Lefebvre promise di obbedire al Papa e di accettare il Concilio Vaticano II, riconoscendo anche la validità dei nuovi riti della Messa.

Ma la frattura si creò comunque quando Lefebvre, a cui era stata negata l'autorizzazione a ordinare un vescovo che gli succedesse nella Fraternità, ritrattò e decise di ordinare comunque quattro vescovi il 29 giugno 1988, senza il consenso di Roma. Per evitare l'ordinazione illecita, Papa Giovanni Paolo II concesse finalmente l'autorizzazione. Non fu sufficiente. Lefebvre scrisse il 15 agosto che aveva bisogno non di uno, ma di tre vescovi. La rottura era inevitabile. Iniziò un lungo dibattito fino alla revoca della scomunica dei vescovi ordinati senza il consenso di Roma, voluta da Benedetto XVI, nel 2009.

Negli ultimi anni, Papa Francesco ha teso la mano ai lefebvriani, autorizzando i sacerdoti della FSSPX ad ascoltare le confessioni durante l'Anno Santo Straordinario della Misericordia.

Allo stesso tempo, Francesco aveva abrogato ogni forma di liberalizzazione dell’antico rito, nonostante alcune concessioni – ad esempio, alla Fraternità Sacerdotale di San Pietro, un gruppo di chierici tradizionalisti la cui stessa esistenza si deve al rifiuto dei suoi membri di seguire la FSSPX nello scisma – riconosciute dalla Santa Sede, che può continuare a celebrare secondo il rito antico.

Come nel 1988, la Fraternità non adduce motivazioni organizzative per la consacrazione, ma dottrinali e pastorali, ovvero la convinzione di dover garantire la continuità del sacerdozio e dei sacramenti secondo la tradizione precedente al Concilio Vaticano II, secondo quello che il reverendo Pagliarani ha definito un “dovere grave, ma ineludibile”. L’atto è stato approvato all’unanimità dal consiglio generale della Fraternità ed è stato presentato come una misura eccezionale, non come una rottura formale con la Chiesa di Roma.

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