Martedì 17 febbraio alle ore 18 il Salone Ducale ad Aosta ospiterà l’incontro pubblico “Le Lettere Patenti e Dichiarazione di Chivasso: dialogo tra autonomia e identità”. Un appuntamento che va ben oltre la ricostruzione storica e che si propone come momento di riflessione attuale sul significato dell’autogoverno, delle minoranze e dell’Europa delle comunità.
Al centro del confronto due documenti fondamentali. Le Lettere Patenti, emanate nel febbraio 1848 da Carlo Alberto, concessero ai Valdesi e agli Ebrei del Regno di Sardegna i diritti civili e politici, ponendo fine a secoli di discriminazioni. Fu un passaggio decisivo non solo sul piano giuridico, ma anche su quello culturale: il riconoscimento della libertà religiosa e della piena partecipazione alla vita pubblica segnò una svolta verso uno Stato più inclusivo e moderno.

La Dichiarazione di Chivasso, redatta nel dicembre 1943 da esponenti della Resistenza valdostana e piemontese, fece un passo ulteriore: delineò un progetto istituzionale fondato sul riconoscimento delle autonomie locali e delle minoranze linguistiche, anticipando principi che sarebbero poi entrati nella Costituzione repubblicana. Non un documento di circostanza, ma una visione politica precisa, maturata nel pieno della lotta antifascista, che poneva al centro pluralismo, sussidiarietà e responsabilità territoriale.
La Carta di Chivasso si pone così in continuità ideale con le Lettere Patenti, ampliandone lo spirito di emancipazione in chiave democratica e autonomista. Se il provvedimento del 1848 aprì la strada ai diritti civili e alla libertà di coscienza, il testo del 1943 rilanciò quei principi dentro una prospettiva di autogoverno e di riconoscimento delle identità linguistiche e culturali.
È qui che il tema diventa attualissimo. L’autonomia non è un retaggio del passato, ma uno strumento politico vivo. Non è chiusura identitaria, bensì capacità di contribuire alla costruzione di un’Europa dei popoli, in sintonia con i principi del Manifesto di Ventotene. In un tempo in cui il rapporto tra centro e territori torna a essere terreno di tensione, ripartire da questi testi significa riaffermare che l’autogoverno è responsabilità, non privilegio.
L’iniziativa è co-organizzata dalla Fondation Émile Chanoux, dalla Comunità Valdese Aostana e dal Comune di Aosta, con la collaborazione dei Comuni di Torre Pellice, Valsavarenche e Chivasso. Una rete territoriale che dimostra come i temi dell’autonomia e dell’europeismo non restino confinati alla memoria, ma diventino terreno di cooperazione concreta tra comunità alpine.
A confrontarsi saranno Luciano Caveri, membro del Cda della Fondation Chanoux, e Milena Martinat, pastora della Chiesa Valdese, chiamati a mettere in luce il significato politico e culturale dei due documenti e la loro sorprendente attualità.

I 4 sindaci firmatari; da sn: Roger Georgy - Valsavarenche; Giuseppe Pepe - vice sindaco Ventotene; Alberto Mosca - sindaco di Sabaudia; Maurzia Allisio - sindaco di Torre Pellice
L’incontro si inserisce nel solco del lavoro promosso negli ultimi anni dalla Fondation Chanoux e dal Comune di Valsavarenche, impegnati nella costruzione di una rete di realtà locali sensibili alla Dichiarazione di Chivasso e al Manifesto di Ventotene. Proprio Valsavarenche ha siglato un patto di gemellaggio con Ventotene, Torre Pellice e Sabaudia, rafforzando un’alleanza simbolica tra territori uniti da una visione autonomista ed europeista.
Non si tratta solo di memoria condivisa, ma di un percorso che punta a consolidare legami istituzionali e culturali tra comunità che vedono nelle proprie radici storiche il punto di partenza per un’Europa più vicina ai cittadini.
L’appuntamento è aperto alla cittadinanza e rappresenta un’occasione preziosa – e oggi più che mai necessaria – per rimettere al centro il senso autentico dell’autonomia valdostana: non formula amministrativa, ma progetto politico fondato su diritti, pluralismo e responsabilità europea.
Ecco perché martedì non sarà una semplice conferenza. Sarà un momento di chiarimento collettivo su che cosa significa, oggi, essere comunità autonoma nel cuore delle Alpi.






