Seduta consiliare dell’11 febbraio 2026 – Question time di Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine sulla carenza di personale amministrativo alla Procura e al Tribunale di Aosta. Il Presidente della Regione rivendica otto milioni investiti in quindici anni e respinge le accuse di inerzia.
C’è un confine sottile tra il sollevare un problema reale e usarlo come clava politica. Nell’aula del Consiglio regionale, l’11 febbraio, quel confine è stato attraversato più volte, con la giustizia aostana trasformata in terreno di scontro e, per qualcuno, in possibile serbatoio di consenso.
Il question time presentato da Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine ha acceso i riflettori sulla carenza di personale amministrativo alla Procura e al Tribunale di Aosta. Una questione seria, aggravata dall’aumento dei reati evidenziato nel bilancio sociale della Procura e da numeri che parlano chiaro: in Procura, a fronte di 30 posti in organico, ne risultano coperti appena 12. Situazione analoga al Tribunale.
I gruppi proponenti hanno ricordato che fino al 2023 sei dipendenti regionali erano distaccati negli uffici giudiziari e che di recente è stata sottoscritta una convenzione per consentire al Ministero di attingere alle graduatorie regionali. Da qui la richiesta: cosa si intende fare, subito, per colmare una carenza che – a loro dire – sta provocando un danno enorme ai cittadini?
La risposta del Presidente della Regione Renzo Testolin è stata netta e articolata. L’Amministrazione regionale, ha precisato, non ha responsabilità dirette nelle criticità segnalate, trattandosi di competenze del Ministero della giustizia. Ciò nonostante, la Regione avrebbe sempre collaborato attivamente.
I numeri portati in aula da Testolin sono significativi: tra il 2008 e il 2023 la Regione ha messo a disposizione ogni anno circa dieci dipendenti in distacco a Tribunale e Procura, sostenendo una spesa media annua di circa 500 mila euro, per un totale di circa 8 milioni di euro in quindici anni. Una cifra che, nelle intenzioni del Presidente, dovrebbe chiarire l’impegno concreto dell’ente regionale.
Dal 2023, anche a causa delle difficoltà negli organici regionali, è stato avviato con il Ministero un percorso alternativo al distacco. Nel 2024 il Ministero ha attivato la mobilità nei propri ruoli del personale regionale distaccato ad Aosta: vi hanno aderito 2 delle 7 unità coinvolte. Nel maggio 2025 è stato sottoscritto un accordo quadro per collaborare su selezione e reclutamento tramite graduatorie regionali. Ad oggi, è stato firmato un accordo tra Ministero della giustizia e Unité Walser per l’assunzione di due collaboratori amministrativo-contabili (categoria C2), una delle quali già perfezionata.
Non solo. È stato coperto un posto vacante all’Ufficio del Giudice di pace tramite mobilità dall’Amministrazione regionale ed è in corso un concorso per 60 assistenti amministrativo-contabili, con l’intenzione di consentire al Ministero di attingere alla graduatoria qualora risultasse sufficientemente capiente.
Di fronte a questi dati, la questione politica cambia prospettiva. È evidente che la carenza di personale esiste ed è grave. Ma è altrettanto evidente che la Regione, pur non essendo titolare della competenza, ha investito risorse proprie per tamponare le lacune statali.
Da qui la sensazione – difficile da ignorare – che il question time abbia avuto anche una valenza più simbolica che risolutiva. Portare in aula un problema reale, sollecitato da una manciata di interessati direttamente coinvolti nelle difficoltà quotidiane degli uffici giudiziari, può essere legittimo. Ma quando il dibattito scivola verso l’accusa generica di inerzia, ignorando anni di interventi e milioni di euro spesi, il rischio è quello della demagogia.
La richiesta di “fare qualcosa al più presto” è condivisibile sul piano dell’urgenza. Tuttavia, lascia aperta una domanda: cosa dovrebbe fare di più la Regione oltre a distaccare personale, sostenere costi che non le competono e aprire le proprie graduatorie al Ministero?
Il punto vero, forse, è un altro. La giustizia in Valle d’Aosta soffre di una fragilità strutturale che dipende in larga parte dalle scelte e dalle risorse statali. Trasformare questa fragilità in argomento da campagna elettorale rischia di semplificare un problema complesso e di alimentare un clima di sfiducia che non aiuta né i magistrati né i cittadini.
Testolin, con i numeri alla mano, ha provato a riportare il confronto su un terreno di responsabilità istituzionale. La politica, però, soprattutto in una fase pre-elettorale, sembra sempre più tentata dalla scorciatoia: intercettare il malcontento, amplificarlo in aula e sperare che si traduca in consenso.
La carenza di personale alla Procura e al Tribunale è un tema serio, che merita soluzioni strutturali e un’interlocuzione forte con Roma. Ma se ogni criticità diventa occasione per inseguire qualche voto in più, il rischio è che la giustizia – già affaticata – venga usata come palcoscenico. E questo, più che un servizio ai cittadini, somiglia a un esercizio di retorica politica.





