ATTUALITÀ - 08 febbraio 2026, 09:00

Giorno del Ricordo: educare alla memoria per difendere i diritti

Pesavento 'Ricordare non è un esercizio del passato, ma un atto di responsabilità verso il presente e il futuro'

Romano Pesavento, Presidente CNDDU

Romano Pesavento, Presidente CNDDU

l Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio, non è soltanto una ricorrenza istituzionale. È un passaggio necessario per fare i conti con una pagina complessa e dolorosa della storia italiana ed europea, segnata dalle foibe e dall’esodo giuliano-dalmata. Una memoria che per troppo tempo è rimasta ai margini del racconto pubblico e che oggi chiede di essere compresa, studiata e trasmessa, soprattutto alle nuove generazioni.

In questo solco si inserisce la Campagna nazionale “#MemoriaResponsabile – 10 febbraio nelle scuole”, che pone al centro il valore educativo del ricordo. Non una memoria gridata o strumentalizzata, ma una memoria consapevole, capace di contestualizzare i fatti storici, di riconoscere le sofferenze e di trasformarle in anticorpi civili contro ogni forma di odio, nazionalismo aggressivo e negazione dei diritti umani.

Educare alla memoria significa fornire strumenti critici, non slogan. Significa spiegare che la storia del confine orientale è fatta di violenze, ma anche di convivenze spezzate, di identità negate, di scelte politiche che hanno inciso sulla vita delle persone comuni. Ed è proprio nella scuola che questo lavoro può e deve trovare spazio, perché è lì che si formano cittadini consapevoli e non spettatori distratti.

Il Giorno del Ricordo, se vissuto con serietà, diventa allora un’occasione per ribadire un principio fondamentale: i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte. La memoria serve a questo, a ricordarci dove portano l’intolleranza, la cancellazione dell’altro e l’indifferenza collettiva.

Mantenere viva la memoria non significa restare prigionieri del passato, ma assumersi la responsabilità di non ripetere gli stessi errori. È un dovere civile, prima ancora che storico. E riguarda tutti, non solo chi studia o insegna, ma chiunque creda che la democrazia si difenda anche – e soprattutto – ricordando.

je.fe.

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