FEDE E RELIGIONI - 07 febbraio 2026, 08:00

Leone XIV: lo sport come bene per l’umanità, rispettare la Tregua olimpica

In una lettera per l’apertura dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina, Papa Leone XIV richiama il valore educativo e umano dello sport, mette in guardia dalla dittatura della performance e dalla sua strumentalizzazione politica, e rilancia la Tregua olimpica come segno concreto di speranza in un mondo segnato dai conflitti

Leone XIV: lo sport come bene per l’umanità, rispettare la Tregua olimpica

Lo sport come strumento di pace, di educazione e di incontro, capace di formare alla vita accettando il limite, la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza. È il cuore della lettera La vita in abbondanza con cui Papa Leone XIV interviene in occasione dell’apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali, in programma fino al 22 febbraio tra Milano e Cortina d’Ampezzo, e dei XIV Giochi Paralimpici, previsti dal 6 al 15 marzo.

In un mondo attraversato da guerre e tensioni, il Pontefice chiede con forza che venga rispettata la Tregua olimpica, richiamandone il valore simbolico e profetico. Uno strumento antico, nato per sospendere le ostilità, che oggi torna ad essere un appello concreto contro la prevaricazione, l’esibizione della forza e l’indifferenza verso il diritto, in un tempo segnato da quella che Leone XIV definisce una “cultura della morte”.

Il Papa si colloca nel solco dei suoi predecessori, che allo sport hanno sempre riconosciuto un ruolo importante per il bene dell’umanità e per la promozione della pace. Ma nella sua riflessione non mancano gli avvertimenti sui rischi di una visione distorta della pratica sportiva: il doping, la corruzione, il culto del profitto, il tifo che degenera in fanatismo, la strumentalizzazione politica delle competizioni e la riduzione dello sport a puro intrattenimento o a videogame.

Particolare attenzione è riservata alla cosiddetta “gamification” estrema, che riduce l’esperienza sportiva a punteggi, livelli e performance replicabili, disancorandola dal corpo reale e dalla relazione concreta. Quando il gioco perde il rischio, l’imprevisto e la presenza dell’altro, avverte il Pontefice, lo sport smarrisce la sua anima.

Ripercorrendo la tradizione cristiana, Leone XIV sottolinea l’unità profonda tra corpo e spirito, ricordando figure come san Filippo Neri e san Giovanni Bosco, per i quali lo sport era anche spazio educativo ed evangelico. L’esperienza sportiva viene così descritta come luogo privilegiato di relazione e dialogo, anche con persone di altre tradizioni religiose o non credenti.

Non manca un riferimento personale al tennis, sport praticato dal Papa, per descrivere l’esperienza del limite condiviso, della crescita reciproca e della capacità di donarsi, elementi che contrastano l’egocentrismo e favoriscono la fraternità. Il gioco di squadra, se non inquinato dal profitto, diventa scuola di perdono, gestione dei conflitti e maturazione umana e civile.

Ampio spazio è dedicato al tema dell’inclusione. Allenatori ed educatori sono chiamati a trasmettere una cultura della squadra fondata sul rispetto e sul sostegno reciproco. L’accesso allo sport, sottolinea Leone XIV, resta una sfida aperta: molti bambini, ragazze e donne ne sono ancora esclusi per ragioni economiche, culturali o sociali. I valori autentici dello sport, ricorda, si aprono naturalmente alla solidarietà.

Tra i rischi più gravi, il Papa denuncia la “dittatura della performance”, che trasforma lo sport in un business dove conta solo ciò che può essere misurato e monetizzato. Un approccio che favorisce il doping, la frode e l’ossessione per il risultato, facendo scomparire la persona dietro il numero e la prestazione.

Il rifiuto del doping e della corruzione non è solo una questione disciplinare, ma etica: alterare artificialmente la prestazione significa tradire il senso stesso del cum-petere, della ricerca condivisa dell’eccellenza. Anche il ruolo degli spettatori viene richiamato, con l’invito a vigilare affinché il tifo non diventi violenza, fanatismo o veicolo di discriminazioni politiche, sociali e religiose.

Leone XIV mette infine in guardia da una sacralizzazione dello sport che trasforma stadi e atleti in idoli, svuotando sia lo sport sia la dimensione spirituale. Un rischio accentuato oggi dal transumanesimo e dall’uso dell’intelligenza artificiale, che possono ridurre l’atleta a un prodotto ottimizzato e controllato, separando artificialmente corpo e mente.

Necessario, conclude il Pontefice, rilanciare una visione integrale della persona, in cui il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri. Vincere non significa primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso; perdere non è fallire, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà.

Lo sport, se vissuto nella sua autenticità, può tornare ad essere una scuola di vita e una delle espressioni più semplici e più profonde di umanità riconciliata, dove la pienezza non nasce dalla vittoria a ogni costo, ma dalla condivisione, dal rispetto e dalla gioia di camminare insieme.

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