CRONACA - 07 febbraio 2026, 13:35

Funivia o miraggio? Cogne davanti a un bivio decisivo

Come un sentiero che si biforca nel bosco, Cogne si trova oggi a scegliere quale direzione imboccare: inseguire una grande opera dal forte impatto oppure investire su progetti più concreti, dal recupero della miniera Colonna alla messa in sicurezza della galleria verso Aosta, per un futuro davvero utile alla comunità

Funivia o miraggio? Cogne davanti a un bivio decisivo

C’è un momento, nella vita di una comunità alpina, in cui l’entusiasmo lascia spazio alle domande. È quanto è accaduto a Cogne durante l’incontro pubblico del 5 febbraio scorso, dedicato alla presentazione dello studio di fattibilità della funivia tra la “Perla delle Alpi” e la Stella di Pila. Un progetto che, fino a poco tempo fa, sembrava raccogliere un consenso quasi unanime, ma che ora appare meno scontato, più complesso, carico di incognite.

Legambiente Valle d’Aosta, presente come portatore d’interesse ambientale, ha colto bene questo cambio di clima. Se l’idea di una funivia già funzionante, capace di portare flussi turistici continui, può sembrare affascinante, ben diverso è confrontarsi con la realtà dei cantieri, dei disagi e delle trasformazioni profonde che un’opera di questo tipo comporterebbe. Due o forse tre anni di lavori, con un impatto potenzialmente pesante sulla stagione estiva e sulla qualità della vita dei residenti, sono solo il primo nodo.

Poi arrivano le domande pratiche, tutt’altro che marginali: da dove partirà l’impianto, dal centro del paese o da Epinel? Dove sorgeranno i parcheggi necessari? Quanti e con quale consumo di suolo? Questioni che toccano direttamente l’assetto urbano e paesaggistico di Cogne.

Ma il cuore del dibattito va oltre la logistica. Molti cittadini temono che la funivia possa cambiare la natura stessa del turismo cognein, attirando un pubblico mordi e fuggi, più interessato allo scatto “instagrammabile” che alla montagna vissuta e rispettata. Il rischio, emerso chiaramente nei tavoli di confronto, è quello di perdere un’identità costruita nel tempo, fatta di equilibrio, lentezza e relazione autentica con il territorio.

Non mancano poi le preoccupazioni legate a una possibile spirale speculativa, magari non immediata ma futura, così come l’aumento degli affitti, che potrebbe colpire residenti e lavoratori stagionali. Più turisti non significa automaticamente più benessere, se il prezzo da pagare è una riduzione della qualità della vita, problemi di traffico, sicurezza e accessibilità.

In questo quadro si inserisce una riflessione arrivata da un lettore, che invita a spostare lo sguardo dalle grandi opere simboliche alle priorità irrisolte. Secondo questa lettura, la funivia Cogne–Couis rischia di essere uno specchietto per le allodole, mentre il paese avrebbe bisogno di interventi ben più urgenti e strategici. A partire dal riordino della miniera Colonna e dal ripristino della storica funivia, per costruire un progetto di valorizzazione culturale e turistica di livello internazionale, capace di attrarre visitatori interessati alla storia industriale e mineraria di Cogne, con un sistema di prenotazioni adeguato a un richiamo che potrebbe davvero varcare i confini locali.

A questo si lega il tema, tutt’altro che secondario, della galleria Cogne–Prà Prà–Gressan. Un’opera sulla quale sono già stati investiti ingenti fondi pubblici e che, se regolarizzata e messa in sicurezza, potrebbe garantire un collegamento stabile e affidabile tra Aosta e Cogne. Anche soluzioni tecniche come una carrozzabile a senso unico alternato, più sostenibile e meno impattante, meriterebbero uno studio serio, perché risponderebbero a esigenze concrete della comunità e dell’intera Valle d’Aosta.

Legambiente, dal canto suo, ribadisce la contrarietà al collegamento funiviario e rilancia l’idea del recupero della galleria del Drinc, un’alternativa più sostenibile, forse meno spettacolare ma più coerente con il territorio. Al di là delle singole posizioni, l’associazione sottolinea un punto essenziale: un’opera di questa portata non può essere calata dall’alto. Il percorso di confronto avviato a Cogne è stato serio e ben organizzato e deve continuare.

La vera notizia, forse, non è la funivia in sé, ma il fatto che una comunità abbia iniziato a interrogarsi davvero sul proprio futuro. Senza slogan, senza entusiasmi automatici. Perché scegliere come crescere, in montagna, è sempre più importante che scegliere quanto crescere.

pi.mi.

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