I gravi episodi di violenza verificatisi a Torino nel corso del corteo per il centro sociale Askatasuna, culminati nell’aggressione a un agente di polizia rimasto a terra e colpito ripetutamente da un gruppo di manifestanti a volto coperto, suscitano una ferma presa di posizione del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU).
Secondo il Coordinamento, quanto accaduto non può essere letto unicamente come un problema di ordine pubblico, ma solleva interrogativi profondi sul piano etico, civile e democratico. «L’aggressione a una persona inerme costituisce una grave violazione del principio di tutela della dignità umana e dell’integrità fisica, che sono cardini imprescindibili della cultura dei diritti umani e dell’ordinamento giuridico», sottolinea il presidente del CNDDU, Romano Pesavento.
Il Coordinamento ribadisce con forza che nessuna rivendicazione politica, sociale o culturale può legittimare il ricorso alla violenza organizzata. «I diritti umani sono universali e indivisibili e si applicano a ogni individuo, indipendentemente dal ruolo istituzionale o dalla funzione esercitata», afferma Pesavento, ricordando che la sospensione del riconoscimento dell’umanità dell’altro rappresenta una deriva incompatibile con la democrazia.
Nel documento diffuso, il CNDDU evidenzia come l’uso della violenza nei contesti di manifestazione pubblica neghi i principi di proporzionalità, responsabilità e legalità su cui si fonda la convivenza civile. «Quando il conflitto degenera in aggressione fisica – osserva Pesavento – viene meno la possibilità stessa di un confronto civile e si innesca una pericolosa disgregazione del tessuto sociale».
Accanto alla solidarietà e agli auguri di pronta guarigione rivolti all’agente ferito, il Coordinamento richiama con decisione il ruolo centrale delle istituzioni educative. «Scuola e università non devono limitarsi a trasmettere il quadro normativo dei diritti umani, ma sono chiamate a formarne una comprensione sostanziale, fondata sul rispetto della persona e sul rifiuto di ogni forma di violenza come strumento di espressione politica o sociale», ribadisce il presidente del CNDDU.
Infine, l’appello a non subordinare i diritti civili a logiche identitarie o ideologiche. «La tolleranza della violenza contro chiunque rappresenta una grave lesione dei valori costituzionali e democratici», conclude Pesavento. «La loro tutela richiede oggi un impegno rigoroso, coerente e condiviso, capace di riaffermare il primato della dignità umana come presupposto imprescindibile della convivenza civile».





