CRONACA - 01 febbraio 2026, 13:52

San Biagio, la fede che cura e tiene unita la comunità di Doues

Tra tradizione popolare, spiritualità concreta e senso di appartenenza, Doues si prepara a celebrare il suo patrono San Biagio. Una festa che intreccia fede, riti antichi, convivialità e musica, riportando al centro la comunità e il valore dei gesti semplici che parlano ancora al presente

A Doues l’attesa è di quelle che scaldano l’inverno. Nelle case e in canonica fervono i preparativi per la festa patronale di San Biagio, in programma lunedì 3 febbraio, una ricorrenza che da secoli segna il calendario religioso e civile del paese, diventando occasione di incontro, memoria condivisa e identità vissuta.

Il cuore della giornata batterà alle ore 10, con la Santa Messa solenne, momento centrale di una celebrazione che non è mai solo rito, ma racconto collettivo. Al termine, come vuole la tradizione, si terrà il rito della Benedizione della Gola, uno dei gesti più riconoscibili e sentiti legati a San Biagio, capace di parlare ancora oggi alla vita quotidiana delle persone. Subito dopo, spazio alla convivialità con un brindisi comunitario e con l’Incanto, momento sempre partecipato, pensato per la raccolta di fondi a favore della Chiesa di Doues, dove fede e concretezza vanno di pari passo.

A raccontare il senso profondo di questa ricorrenza è don Marcello Lanzini, parroco dell’Unità Parrocchiale Allein-Doues-Roisan, che restituisce alla figura del santo tutta la sua forza popolare e spirituale: “San Biagio è una figura molto amata, specialmente nella tradizione popolare. Vescovo di Sebaste, città dell’Armenia (oggi Turchia) e martire del IV secolo, è ricordato come protettore della gola e simbolo di guarigione e fede profonda”.

Un culto che affonda le radici nella storia, ma che continua a parlare al presente attraverso simboli semplici e potentissimi. “Il suo gesto più conosciuto — la benedizione della gola con due candele incrociate — rappresenta un incontro tra spiritualità e quotidianità, un segno di affidamento alla cura divina nei piccoli e grandi mali della vita”, spiega il parroco, sottolineando come la devozione non sia evasione, ma immersione nella realtà.

C’è una lezione attuale in San Biagio, che va oltre la tradizione: “San Biagio ci insegna che la fede si manifesta nei gesti semplici: una benedizione, una preghiera, un atto di fiducia possono diventare strumenti di guarigione e segni di speranza nel cammino di ogni giorno. La fede non si vive lontano dal mondo, ma proprio dentro le sue ferite”. Parole che a Doues trovano casa, perché qui la religiosità è ancora legata ai volti, alle storie, ai bisogni concreti delle persone.

Il messaggio si fa quasi civile nella sua conclusione: “Che il suo esempio ci inviti a usare la voce per incoraggiare, guarire e portare pace — perché ogni parola, come un seme, può diventare sollievo per qualcuno”. Un invito che risuona forte in tempi spesso segnati da rumore e divisioni.

Le celebrazioni dedicate a San Biagio non si esauriranno il 3 febbraio. Venerdì 6 febbraio, alle ore 21, la Chiesa di Doues ospiterà il concerto della Corale delle “Pene Nere”, appuntamento che unirà musica, spiritualità e memoria collettiva, aggiungendo un ulteriore tassello a una festa che è molto più di una ricorrenza religiosa.

A Doues, San Biagio resta così: un santo che protegge la gola, ma soprattutto tiene insieme le voci di una comunità, ricordando che tradizione e fede, quando sono vissute davvero, sanno ancora curare.

pi.mi.

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