Ogni 4 febbraio il mondo si ferma, almeno per un momento, a guardare in faccia una delle grandi paure del nostro tempo. Il cancro non è una parola astratta, né una statistica lontana: è una malattia che ogni anno colpisce circa 20 milioni di persone e provoca oltre 10 milioni di morti nel mondo. Numeri enormi, ma dietro quei numeri ci sono volti, famiglie, storie spezzate o ricostruite con fatica. La Giornata mondiale contro il cancro nasce proprio per questo: togliere il velo dell’abitudine e ricordare che la lotta oncologica non riguarda “gli altri”.
«Il cancro non è solo una questione medica, è una questione sociale, culturale e perfino politica», sottolinea Salvatore Luberto, presidente della Lilt Valle d’Aosta. «Parliamo di una malattia che può essere prevenuta in quasi il 40% dei casi, ma continuiamo a comportarci come se fosse un destino inevitabile».
Istituita nel 2000 dalla Union for International Cancer Control durante il vertice mondiale di Parigi, la Giornata mondiale contro il cancro si fonda sulla Carta di Parigi, che già allora fissava un obiettivo ambizioso: ridurre del 25% il carico oncologico globale. Non ci si è riusciti, e questo dice molto su quanto sia difficile trasformare le conoscenze scientifiche in comportamenti collettivi.
«Sappiamo cosa fare, ma spesso scegliamo di non farlo», incalza Luberto. «Il problema non è la mancanza di informazioni, è la resistenza al cambiamento. Eppure basterebbe poco, a partire dalle scelte quotidiane».
Il tema della campagna triennale 2025-2027, “United by Unique – Uniti dall’Unicità”, sposta l’attenzione proprio su questo: ogni persona è diversa, ogni percorso di cura deve esserlo altrettanto. Non esiste “il paziente oncologico” come categoria indistinta. Esistono individui con storie, paure, contesti sociali e bisogni specifici. «Curare una persona non significa solo somministrare una terapia», osserva Luberto, «ma ascoltare, accompagnare, rispettare la dignità di chi affronta una delle prove più dure della vita».
Ma l’umanizzazione delle cure non può far dimenticare il nodo centrale della prevenzione. Il Codice europeo contro il cancro, con i suoi dodici punti scientificamente validati, è una vera e propria mappa per ridurre il rischio di ammalarsi. Eppure continua a essere ignorato. Fumo, sedentarietà, alimentazione sbilanciata, consumo di alcol restano comportamenti diffusissimi, nonostante la loro correlazione diretta con numerose forme tumorali.
«Il fumo da solo è responsabile di un numero impressionante di tumori», ricorda Luberto (nella foto). «E oggi vediamo un fenomeno inquietante: diminuiscono i fumatori uomini, ma aumentano le donne, spesso giovanissime. È una bomba a orologeria che sta già esplodendo con l’aumento dei tumori al polmone femminili».
Non meno allarmante è il tema del peso corporeo e della sedentarietà. Un italiano su tre è in sovrappeso, uno su dieci è obeso. «Non stiamo parlando di estetica, ma di salute», insiste il presidente Lilt VdA. «Attività fisica e alimentazione sana non sono consigli generici: sono strumenti di prevenzione potentissimi, capaci di ridurre drasticamente il rischio oncologico».
Accanto alla prevenzione primaria, c’è poi quella secondaria, troppo spesso sottovalutata: screening e diagnosi precoce. Partecipare ai programmi organizzati di controllo per seno, colon-retto e cervice uterina significa aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione. «Lo screening è una vera assicurazione sulla vita», afferma Luberto. «Eppure c’è ancora chi lo evita per paura o disinformazione. È un paradosso che non possiamo più permetterci».
La Giornata mondiale contro il cancro serve anche a mettere a nudo le disuguaglianze. L’accesso alle cure, la tempestività delle diagnosi, la qualità dei percorsi terapeutici non sono uguali per tutti. «Essere uniti dall’unicità significa anche garantire equità», conclude Luberto. «Perché la lotta contro il cancro non si vince solo nei reparti ospedalieri, ma nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle scelte politiche».
Il 4 febbraio, allora, non è una celebrazione. È un promemoria scomodo. Ricorda a ciascuno di noi che la prevenzione non è un’opzione e che voltarsi dall’altra parte, oggi, ha un prezzo che domani potrebbe essere altissimo.





