CRONACA - 25 gennaio 2026, 10:46

Quando il Comune fruga nei conti: Challand-Saint-Anselme e la deriva del fisco fai-da-te

Un incarico legale per “interrogare” i conti correnti dei contribuenti apre interrogativi pesanti su trasparenza, proporzionalità e rapporto tra amministrazione e cittadini in un piccolo comune di montagna

Quando il Comune fruga nei conti: Challand-Saint-Anselme e la deriva del fisco fai-da-te

C’è un confine sottile, ma fondamentale, tra il legittimo recupero delle entrate pubbliche e una gestione amministrativa che rischia di trasformarsi in una vera e propria intrusione nella sfera privata dei cittadini. Un confine che il Comune di Challand-Saint-Anselme, con una determinazione passata quasi sotto silenzio, sembra aver deciso di oltrepassare senza troppi scrupoli.

Con un provvedimento firmato dalla responsabile del servizio economico-finanziario, l’amministrazione comunale ha autorizzato uno studio legale privato – peraltro con sede a Chiavari, quindi fuori regione – ad aprire una casella PEC dedicata per interrogare gli istituti di credito e verificare la disponibilità sui conti correnti dei contribuenti morosi, al fine di valutare l’avvio di azioni esecutive per il recupero di tributi e altre entrate non pagate.

Formalmente tutto è costruito su un impianto normativo robusto: Regio Decreto del 1910, DPR 602 del 1973, legge 160 del 2019. Un’architettura giuridica che, sulla carta, regge. Ma la politica e l’amministrazione non sono solo un esercizio di legittimità formale. Sono anche – e soprattutto – una questione di opportunità, di misura e di rispetto del contesto sociale in cui si opera.

Qui non siamo in una grande città, né in una metropoli anonima. Siamo in un piccolo comune di montagna, dove i rapporti sono diretti, dove le persone si conoscono, dove storicamente – nel bene e nel male – i problemi si affrontano parlando prima con i cittadini, non scandagliando i loro conti correnti come se fossero numeri su un foglio Excel. È questo il punto che molti residenti stanno sollevando, con preoccupazione e anche con rabbia.

La domanda che circola, ed è più che legittima, è semplice: perché? Qual è l’entità reale delle somme da recuperare? Di quali tributi parliamo? Da quanto tempo sono insoluti? Quanti sono i contribuenti coinvolti? Su tutto questo, al momento, la trasparenza è pari a zero. Si chiede ai cittadini di fidarsi, mentre si autorizza un soggetto esterno a “mettere il naso” nei loro conti bancari. Un cortocircuito istituzionale evidente.

C’è poi un altro elemento che rende la vicenda politicamente esplosiva: la percezione – diffusa e difficilmente liquidabile come populismo – che questa accelerazione sul fronte del recupero crediti serva a coprire scelte politiche precise, come l’attribuzione di indennità considerate da molti sproporzionate rispetto alle dimensioni del Comune. Quando si chiede rigore ai cittadini, il rigore deve essere doppio per chi amministra. Altrimenti il messaggio che passa è devastante: si raschia il barile perché prima lo si è svuotato altrove.

Colpisce anche il silenzio politico che accompagna il provvedimento. Nessun dibattito pubblico, nessuna assemblea, nessuna spiegazione preventiva. Tutto demandato a una determinazione tecnica, come se una scelta di questo peso fosse una mera formalità amministrativa. E invece no: qui si tocca un nervo scoperto, quello della fiducia tra cittadini e istituzioni.

Infine, il quadro politico. Un’amministrazione espressione di Union Valdôtaine, Pays d’Aoste Souverain e altre sigle autonomiste che, almeno a parole, rivendicano il radicamento territoriale, la specificità delle comunità locali, la difesa dei valdostani. Eppure, nei fatti, si affida a uno studio legale ligure un’operazione invasiva e delicatissima, che l’Agenzia delle Entrate – già deputata a questi controlli – svolge con strumenti, garanzie e limiti ben definiti.

La sensazione, sempre più diffusa a Challand-Saint-Anselme, è che si stia imboccando una strada pericolosa: quella di un fisco comunale aggressivo, opaco e distante, che tratta i cittadini come potenziali bersagli e non come una comunità da governare. Una strada che può anche essere legale, ma che rischia di essere profondamente sbagliata sul piano politico e umano. 

E quando in un piccolo paese si rompe questo equilibrio, non bastano le determine firmate digitalmente per rimetterlo insieme. Se il Comune vuole chiarire Aostacronaca.it è a sua disposzine-

pi.mi.

SU