Da quasi dieci anni la ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier non è più attraversata da treni, ma dal silenzio. Dal 24 dicembre 2015, data della sospensione del traffico ferroviario, i binari si sono progressivamente coperti di sterpaglie, le stazioni hanno perso la loro funzione e l’intera infrastruttura è scivolata in una zona grigia, sospesa tra l’oblio e le promesse di una riconversione mai davvero chiarita.
A riaprire il dossier è una petizione lanciata su Change.org da Paolo Carotenuto, che chiede con toni netti il ripristino e la valorizzazione della tratta. “È assurdo che, dopo un decennio di abbandono, una linea così affascinante e ricca di potenziale rimanga inattiva”, si legge nel testo, che descrive una ferrovia un tempo vitale, oggi ridotta a simbolo di incuria e indecisione.
La linea Aosta–Pré-Saint-Didier non è un’infrastruttura marginale. Collega il capoluogo regionale all’alta Valdigne, attraversando alcuni dei paesaggi più suggestivi della Valle d’Aosta e servendo territori a forte vocazione turistica. La sua chiusura ha privato residenti e visitatori di un mezzo di trasporto efficiente e sostenibile, ma soprattutto ha interrotto un asse di mobilità che avrebbe potuto essere ripensato e rilanciato in chiave contemporanea.
Il tema non è soltanto ferroviario. È politico e strategico. L’inattività della tratta viene indicata dai promotori della petizione come una perdita secca per il turismo regionale, in un momento storico in cui molte regioni alpine investono proprio sul treno come strumento di accesso lento, panoramico e a basso impatto ambientale. Il paragone chiamato in causa è quello svizzero, dove linee ferroviarie di montagna, anche tecnicamente complesse, sono mantenute, ammodernate e integrate in un sistema che sostiene l’economia locale e valorizza il territorio.
In Valle d’Aosta, al contrario, la sospensione del servizio è stata seguita da anni di incertezza. All’epoca, la politica regionale scelse la strada della prudenza, rinviando decisioni strutturali e lasciando aperta l’ipotesi di una riconversione ciclopedonale. Un’ipotesi che la petizione definisce oggi irrealistica, soprattutto per la presenza di numerose gallerie, e che non ha mai trovato una concreta traduzione progettuale.
La riattivazione della linea viene invece proposta come una scelta capace di rimettere in moto non solo i treni, ma un intero sistema territoriale. Mobilità pubblica, turismo, imprese locali e qualità dell’offerta ambientale vengono indicati come ambiti direttamente coinvolti. Non una nostalgia del passato, ma una visione che guarda al futuro delle Alpi, dove la ferrovia torna a essere uno strumento di equilibrio tra sviluppo e tutela del paesaggio.
L’appello è rivolto al Consiglio regionale della Valle d’Aosta e alle autorità competenti, chiamate a compiere una scelta che non può più essere rimandata. Dopo dieci anni di silenzio, la ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier resta lì, fisicamente presente ma politicamente sospesa. La petizione non offre soluzioni tecniche, ma pone una domanda chiara: può una regione alpina permettersi di lasciare inattiva una delle sue infrastrutture più simboliche, proprio mentre l’Europa riscopre il valore del treno?
In attesa di una risposta istituzionale, la linea resta ferma. Ma il dibattito, almeno, è tornato a viaggiare.





