C’è una frana che non conosce confini amministrativi, ma che pesa ogni giorno sulla mobilità, sull’economia e sulla sicurezza di due Regioni. È quella di Quincinetto, lungo l’asse autostradale A5 Torino–Aosta, e attorno a quel versante instabile si rinnova oggi una collaborazione istituzionale che va oltre la contingenza tecnica, assumendo un valore politico e strategico.
Il sopralluogo svolto mercoledì 21 gennaio in località Chiappetti ha visto insieme il Presidente della Regione Valle d’Aosta Renzo Testolin, l’Assessore ai Trasporti Luigi Bertschy e il coordinatore del Dipartimento regionale di Protezione civile Valerio Segor, affiancati dall’Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte Marco Gabusi, dal direttore delle Opere pubbliche Bruno Ifrigerio, dai dirigenti regionali della Protezione civile e della Difesa del suolo, dal sindaco di Quincinetto Angelo Canale Clapetto e dai responsabili della Società Autostrade Valdostana (SAV).
Un incontro sul campo per verificare direttamente le ultime opere di protezione realizzate lungo il tratto interessato dal fenomeno franoso: un imponente paramassi in terra armata rinforzata, lungo 360 metri e alto complessivamente 16 metri dal lato del versante, capace di contenere anche volumi rocciosi di grandi dimensioni, completato nell’ottobre scorso. A questo si aggiunge un intervento di sistemazione idraulica di un ramo secondario della Dora Baltea, pensato per ridurre ulteriormente le criticità idrogeologiche dell’area.
Il sopralluogo arriva a pochi giorni dal rinnovo del protocollo d’intesa tra Regione Valle d’Aosta, Regione Piemonte, SAV, Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze, Comune di Quincinetto e Prefettura di Torino. Un accordo che prosegue il lavoro avviato tra il 2019 e il 2024 e che punta a mantenere alta l’attenzione su un’area che, pur esterna al territorio valdostano, ha un impatto diretto e rilevante sulla viabilità regionale e sui collegamenti internazionali verso i trafori alpini.
Con il rinnovo viene nuovamente istituito il Comitato Tecnico, chiamato ad analizzare i dati dei monitoraggi, valutare il rischio residuo dopo le opere di mitigazione e aggiornare il “Piano Speditivo di Emergenza”, uno strumento chiave per la gestione delle situazioni critiche.
«La sottoscrizione del nuovo protocollo d’intesa e l’incontro odierno – spiegano Renzo Testolin e Luigi Bertschy – ci permettono di proseguire e rafforzare la collaborazione politica e tecnica con la Regione Piemonte, avviata nella scorsa Legislatura, su un’area che, pur non ricadendo in Valle d’Aosta, incide in modo significativo sulla nostra viabilità e su un asse di comunicazione internazionale».
Un’attenzione particolare è riservata ai dati raccolti negli ultimi anni, soprattutto quelli legati all’alluvione dell’aprile 2025. «Le informazioni disponibili – proseguono – consentiranno una valutazione approfondita sull’eventuale riparametrazione delle soglie di allerta, con l’obiettivo di ridurre al massimo le chiusure dell’autostrada, senza compromettere la sicurezza».
Le nuove opere realizzate aprono ora una fase diversa: «Dopo il collaudo del paramassi e dell’intervento idraulico – aggiungono Testolin e Bertschy – sarà possibile ricalcolare il rischio residuo e valutare eventuali ulteriori misure, sia strutturali sia di monitoraggio e gestione, per ridurre ulteriormente l’impatto sulla circolazione».
Dal Piemonte, l’Assessore Marco Gabusi sottolinea il valore strategico dell’intervento: «Il completamento del vallo paramassi lungo l’A5 Torino–Aosta rappresenta un’opera fondamentale per la sicurezza di un’infrastruttura cruciale per entrambe le Regioni. È una prevenzione concreta che riduce il rischio di interruzioni, garantendo continuità al traffico e tutela per cittadini, lavoratori e imprese».
Con il rinnovo dell’intesa, conclude Gabusi, «si apre ora una fase tecnica che la Regione Piemonte sosterrà e accompagnerà, per definire nel dettaglio le modalità di gestione e le ulteriori azioni necessarie a garantire nel tempo la piena funzionalità e sicurezza dell’infrastruttura, nel segno della collaborazione istituzionale».
Una frana, dunque, ma anche un banco di prova: per la capacità delle istituzioni di fare sistema, di condividere responsabilità e di trasformare un’emergenza permanente in una gestione consapevole e coordinata del rischio.





