Consiglio Valle Comuni - 20 gennaio 2026, 14:54

Autonomia a parole, poteri a Roma: il corto circuito valdostano sull’idroelettrico

La denuncia della minoranza del Consiglio Valle: sulla gestione delle concessioni idroelettriche la Valle d’Aosta vive un paradosso clamoroso: unica Regione in Italia senza poteri reali, bloccata da un silenzio romano che dura da un anno e svuota di senso lo Statuto speciale

Autonomia a parole, poteri a Roma: il corto circuito valdostano sull’idroelettrico

C’è qualcosa che non torna, e più passa il tempo più il paradosso diventa imbarazzante. «Mentre tutte le Regioni italiane stanno già legiferando sul futuro delle concessioni idroelettriche, la Valle d’Aosta – paradossalmente proprio nel campo in cui dovrebbe esercitare la sua massima Autonomia – è l’unica ad avere le mani legate». La fotografia scattata dai gruppi consiliari Alleanza Verdi e Sinistra, PD-Federalisti Progressisti VdA e Autonomisti di Centro-PlA è impietosa e racconta una realtà che stride con decenni di retorica autonomista.

È passato un anno esatto dal 28 gennaio 2025, quando il Consiglio Valle approvò all’unanimità la norma di attuazione dello Statuto speciale pensata per restituire alla Regione la piena gestione delle acque e delle concessioni idroelettriche. Un testo costruito con pazienza, «frutto di sei anni di lavoro tecnico e istituzionale», che oggi però «giace fermo nei cassetti della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Nessuna risposta, nessuna calendarizzazione, nessun segnale politico.

«Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile – dichiarano i consiglieri –. In questo momento, le Regioni a Statuto ordinario hanno più strumenti operativi della Valle d’Aosta. Mentre altrove si pianifica il futuro energetico, noi siamo bloccati da un silenzio romano che dura da dodici mesi». Un silenzio che pesa come una smentita clamorosa dell’autonomia speciale, ridotta nei fatti a un titolo privo di contenuti concreti.

E non si tratta solo di una questione di principio o di orgoglio istituzionale. Il rischio è estremamente concreto. «Superare il blocco attuale non è solo una questione di principio, ma è il modo di scongiurare un rischio economico e strategico», avvertono AVS, PD-FP e AdC-PlA. Senza la norma di attuazione, la Regione rischia di arrivare alla scadenza delle concessioni idroelettriche «senza gli strumenti giuridici necessari per governare i rinnovi e le gare», lasciando uno dei settori chiave dell’economia valdostana in una pericolosa zona grigia.

Per rompere questo immobilismo, i tre gruppi hanno depositato una mozione che sarà discussa nel Consiglio regionale del 28 e 29 gennaio. Un atto che vuole essere più di una presa di posizione politica. «L’obiettivo non è la polemica, ma un’azione istituzionale forte – evidenziano –. Chiediamo che tutto il Consiglio Valle, senza distinzione di colore politico, alzi la voce».

Il messaggio finale è netto e difficilmente aggirabile: «Non possiamo permettere che questa situazione di stallo comprometta il controllo sulle nostre centrali. Occorre un segnale politico immediato verso Roma per calendarizzare e approvare la norma». Perché continuare a restare fermi significa accettare che, sull’idroelettrico, l’autonomia valdostana sia solo una parola buona per i convegni, ma inutile quando conta davvero.

pi.mi.

SU