CRONACA - 19 gennaio 2026, 11:16

Quando il cibo tradisce la fiducia

Nel 2025 il NAS dei carabinieri di Aosta ha sequestrato oltre una tonnellata e mezzo di alimenti non tracciabili o pericolosi per la salute. Denunce, sanzioni e proposte di chiusura immediata fotografano un sistema di controlli necessario e una filiera che, in troppi casi, ha perso il senso del limite

foto repertorio

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Il cibo dovrebbe nutrire, non ingannare. Dovrebbe rassicurare, non mettere in pericolo. E invece, come una crepa invisibile sotto l’intonaco, ciò che arriva nei piatti può nascondere falle profonde, che solo i controlli riescono a portare alla luce. È quello che emerge dall’attività svolta nel 2025 dal Nucleo antisofisticazioni e sanità dei carabinieri di Aosta, un lavoro silenzioso ma decisivo che racconta una realtà meno rassicurante di quanto si vorrebbe credere.

I militari hanno sequestrato circa 1.530 chilogrammi di alimenti, tra carni, prodotti ittici, latticini e prodotti da forno. Cibo che non avrebbe mai dovuto essere venduto né tantomeno consumato: privo di tracciabilità, conservato in condizioni inadeguate o giudicato direttamente pericoloso per la salute pubblica. Una quantità impressionante, che rende l’idea di quanto il problema non sia episodico ma strutturale.

In dieci casi, quelli definiti più gravi, il NAS ha proposto la sospensione o la chiusura immediata delle attività, a fronte di “deficit strutturali e igienici insostenibili”. Parole pesanti, che non lasciano spazio a interpretazioni benevole. Si tratta di attività distribuite tra produzione, ristorazione e vendita al dettaglio, segno che la criticità attraversa l’intera filiera, dal laboratorio alla tavola.

Il bilancio dell’operazione parla anche di 32 persone denunciate, con accuse che spaziano dalla frode in commercio alla somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione. Reati che non sono meri illeciti amministrativi, ma comportamenti che mettono a rischio la salute dei consumatori e minano la fiducia verso chi opera correttamente nello stesso settore.

Sul fronte amministrativo, i numeri sono altrettanto eloquenti: 193 sanzioni elevate per un importo complessivo che sfiora i 295.580 euro, con 137 esercenti segnalati alle autorità competenti. Un dato che racconta due cose: da un lato l’ampiezza dei controlli, dall’altro la diffusione di pratiche scorrette che evidentemente qualcuno riteneva di poter portare avanti indisturbato.

In una regione che fa della qualità agroalimentare e della ristorazione uno dei suoi biglietti da visita, questi numeri suonano come un campanello d’allarme. Non solo per chi è stato colpito dai provvedimenti, ma per l’intero sistema. Perché ogni alimento sequestrato non è solo un prodotto tolto dal mercato, ma una fiducia tradita, un patto implicito con il consumatore che qualcuno ha deciso di rompere.

L’azione del NAS dimostra quanto i controlli siano indispensabili e quanto, senza di essi, il rischio sarebbe quello di lasciare campo libero a chi confonde il profitto con l’azzardo. La sicurezza alimentare non è burocrazia, non è un fastidio per gli operatori: è una linea di confine netta tra legalità e irresponsabilità. E quando quella linea viene superata, il conto, prima o poi, lo pagano tutti.

je.fe.

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