CRONACA - 19 gennaio 2026, 10:25

Oggi il lunedì che non finisce mai

Tra statistiche discutibili, cieli grigi e portafogli dimagriti, oggi si celebra la presunta giornata più triste dell’anno. Ma tra superstizione, marketing emotivo e sano sarcasmo, forse è solo un giorno come un altro… con più voglia di brontolare

immagine IA

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C’è un proverbio che dice che la tristezza, come la pioggia, cade un po’ su tutti. Ma oggi pare che abbia deciso di piovere solo sopra le nostre teste. Secondo un calcolo misterioso, partorito anni fa da uno psicologo e adottato con entusiasmo da giornali e social, oggi sarebbe la giornata più triste dell’anno. Il famigerato Blue Monday. Una specie di lunedì esistenziale, anche quando cade di martedì o giovedì, ma poco importa: l’importante è deprimersi con metodo.

La formula magica che lo stabilisce tiene insieme meteo grigio, conti correnti alleggeriti dalle feste, buoni propositi già falliti e ferie che sembrano lontane come l’estate del ’94. Un algoritmo dell’umore che, guarda caso, torna puntuale ogni anno quando l’inverno sembra non finire mai e anche il caffè al bar ha un’aria più malinconica del solito.

E così oggi tutto sembra avere un peso specifico maggiore. La sveglia suona più cattiva, il traffico è più lento, le mail più inutili. Persino il cielo, quando decide di collaborare, ci mette del suo: grigio, compatto, senza nemmeno la cortesia di una schiarita di speranza. È la giornata ideale per pensare che la dieta inizierà domani, che il curriculum lo aggiorneremo “prima o poi” e che il divano, improvvisamente, diventa il miglior progetto di vita possibile.

Ma diciamolo: se davvero esistesse un giorno oggettivamente più triste degli altri, l’Italia lo avrebbe già trasformato in una festività non riconosciuta, con tanto di lamentele ufficiali e dibattiti accesi su chi sta peggio. Altro che algoritmo: qui la tristezza è democratica, distribuita equamente e spesso amplificata dalla narrazione collettiva.

In fondo, il Blue Monday funziona perché è comodo. Ci offre un alibi elegante per essere di cattivo umore senza sentirci in colpa. È colpa del calendario, della scienza, dell’universo. Non nostra. E allora ci sentiamo autorizzati a sospirare, a guardare fuori dalla finestra con aria da film francese, a dire “oggi no” anche quando nessuno ci ha chiesto niente.

La verità è che questa giornata, come molte altre, passa. E spesso passa meglio se la si prende con ironia. Perché se proprio deve essere triste, tanto vale riderci sopra. Magari con una battuta, una pizza fuori programma o l’idea consolatoria che domani, statisticamente, non potrà essere la giornata più triste dell’anno. Quella, per fortuna o per sfortuna, l’abbiamo già archiviata.

j-p.sa.

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