C’è qualcosa di profondamente curioso – e pure un po’ poetico – nel vedere riuniti, nello stesso giorno, neonati e coscritti. A Valtournenche succede, e non per caso. Sabato 17 gennaio 2026, in occasione della festa patronale, la comunità si è ritrovata a celebrare insieme chi ha appena aperto gli occhi sul mondo e chi, invece, ha appena varcato la soglia simbolica della maggiore età.
La giornata si è aperta come da tradizione nella chiesa parrocchiale, con la Santa Messa, per poi spostarsi nella sala consiliare, dove il Comune ha consegnato le Puette ai nuovi nati e le attestazioni di maturità civica ai neo diciottenni. Un rito semplice, ma carico di significato, che tiene insieme generazioni lontanissime per età e vicinissime per destino.
I numeri raccontano una fotografia interessante: nel 2025 a Valtournenche sono nati 17 bambini, mentre i giovani che hanno compiuto 18 anni – nati nel 2007 – sono stati 22. Non è solo una statistica, ma una sorta di passaggio di testimone silenzioso: meno culle che carte d’identità, ma abbastanza volti giovani da riempire una sala e, soprattutto, da far sentire viva la comunità.
In mezzo ci sono le famiglie, i nonni, gli amministratori, e quell’atmosfera un po’ sospesa che solo i paesi di montagna sanno creare: la sensazione che ogni nascita sia un evento collettivo e che ogni maggiore età non riguardi solo chi spegne le candeline, ma l’intero paese.

«Questa giornata rappresenta un momento di festa e di coesione per tutta la comunità», ha commentato la sindaco Elisa Cicco. «I sorrisi dei genitori, dei più piccoli come dei nuovi adulti, rendono questo appuntamento particolarmente sentito e partecipato. L’entusiasmo di queste giovani vite porta luce a Valtournenche e a Breuil-Cervinia, anche in una giornata dal clima nuvoloso. Come Amministrazione, il nostro impegno è continuare a creare le migliori opportunità affinché possano costruire il loro futuro e, ci auguriamo, scegliere di restare fra le nostre montagne».
E forse è proprio qui il punto di contatto tra neonati e coscritti: entrambi rappresentano una promessa. I primi chiedono cura, servizi, attenzioni; i secondi chiedono spazio, lavoro, prospettive. In mezzo c’è un Comune che, almeno per un giorno, prova a guardarli insieme e a dire, senza troppi discorsi, che il futuro non è un concetto astratto ma ha nomi, cognomi e date di nascita ben precise.
Tra una Puetta e un attestato, Valtournenche ha fatto quello che i piccoli comuni fanno meglio: riconoscersi come comunità, dal primo vagito alla prima firma da maggiorenni. Anche sotto un cielo nuvoloso.





