Il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità nei giorni scorsi una risoluzione contro le violazioni dei diritti umani in Iran, sottoscritta da tutti i gruppi consiliari. Con un voto senza astensioni, il documento condanna “le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità iraniane, l’imposizione violenta di regole religiose e le repressioni nei confronti degli oppositori del regime”. Nel testo si legge anche la “piena solidarietà al popolo iraniano, in particolare ai giovani e alle donne protagonisti della protesta, e sostenendo le loro legittime aspirazioni alla libertà e ai diritti fondamentali” — parole nette che però arrivano dopo settimane di notizie sempre più drammatiche dal paese mediorientale.
“Non possiamo e non vogliamo restare in silenzio di fronte a migliaia di vittime”, ha affermato l’assessore alle politiche giovanili Leonardo Lotto, primo firmatario dell’iniziativa, ricordando le proteste nate all’inizio dello scorso dicembre contro la repressione e per i diritti civili. Lotto ha voluto sottolineare l’urgenza di una presa di posizione: “Questa nuova ondata di proteste sta subendo una repressione violenta e sproporzionata, caratterizzata dall’uso indiscriminato della forza, uccisioni e arresti arbitrari”.
Se la risoluzione valdostana ha il merito di portare l’attenzione sul dramma delle libertà negate, la cronaca internazionale degli ultimi giorni mostra quanto la crisi iraniana sia già sfociata in una fase di repressione di enormi proporzioni. Secondo organizzazioni per i diritti umani, la repressione da parte delle forze di sicurezza ha causato migliaia di morti e migliaia di arresti in tutto il paese da quando le proteste sono esplose alla fine di dicembre. Le autorità iraniane hanno risposto con un blackout quasi totale di Internet per difficilmente censurare la diffusione delle immagini della violenza statale, una mossa definita dai gruppi per i diritti umani “una palese violazione dei diritti digitali” e un tentativo di oscurare ciò che avviene realmente sul terreno.
Le stime del bilancio delle vittime variano in modo impressionante: da fonti internazionali che parlano di oltre 2.500 morti accertati nelle proteste, incluse centinaia di manifestanti e decine di minorenni, fino ad attivisti e ong che indicano numeri molto più alti — mentre le autorità ufficiali iraniane rifiutano di pubblicare un conteggio verificabile delle vittime.
In Europa e oltreoceano cresce l’indignazione. Organizzazioni legali e per i diritti umani denunciano “violazioni inaccettabili” e chiedono che la comunità internazionale prenda contromisure concrete; dall’altra parte, regimi e oppositori si scambiano accuse, con manifestazioni che continuano e resistenza popolare che non accenna a fermarsi.
Tuttavia, è proprio sulla tempistica dell’intervento politico che, qui in Valle d’Aosta, si può muovere una critica: la risoluzione, pur sacrosanta nei contenuti, arriva dopo settimane in cui i fatti sul campo erano già sotto gli occhi di analisti, giornalisti e organismi internazionali. La comunità internazionale — dal Parlamento Europeo alle organizzazioni per i diritti umani — ha espresso preoccupazione e avvertito sulle violazioni da tempo, mentre media e monitor internazionali segnalavano l’uso di forza letale e censura dei media.
In Aula, qualcuno ha giustificato la tardiva uscita con la necessità di raccogliere consenso e parole condivise fra tutti i gruppi. Ma proprio quel consenso unanime costringe a chiedersi: non avrebbe avuto più senso una dichiarazione di condanna prima che decine, centinaia, migliaia di vite venissero spezzate nelle strade di Teheran e delle altre città iraniane?
La risoluzione del Consiglio Valle farà forse riflettere, magari potrà essere letta negli archivi come atto di solidarietà istituzionale. Ma al di là delle belle parole e delle unanimità di facciata, resta la sensazione di una risposta politica arrivata in ritardo rispetto alla gravità di una delle più brutali repressioni di dissenso degli ultimi anni — e di un’Europa e di istituzioni occidentali anch’esse lente a trasformare parole in azioni concrete.





