Gentile Direttore,
Abbiamo letto con amarezza, ma senza sorpresa, l’articolo “Aoste mal entretenue et abandonnée”. È una fotografia cruda, perfino impietosa, ma purtroppo fedele di ciò che Aosta è diventata: una capitale autonoma che ha smarrito il senso del decoro, del rispetto e della responsabilità condivisa.
Passeggiare per la città oggi non significa più godere della sua storia millenaria, ma fare i conti con odori nauseanti, muri e facciate imbrattati, marciapiedi rovinati, cestini stracolmi e una generale sensazione di abbandono. Qui la responsabilità politica è evidente: l’igiene urbana è insufficiente, i controlli quasi inesistenti, le sanzioni un miraggio. L’impunità è diventata prassi quotidiana e chi rispetta le regole si sente un ingenuo.
Ma sarebbe troppo comodo fermarsi all’accusa verso l’amministrazione comunale, che pure ha gravi colpe. C’è un problema culturale più profondo che riguarda anche i cittadini. I proprietari di cani, in troppi casi, trattano la città come un bagno pubblico a cielo aperto, incuranti di muri storici, portoni, vetrine e scalinate. Non è solo una questione di sacchetti mancanti o di servizi insufficienti: è mancanza di rispetto, punto.
Allo stesso modo, è impossibile non stigmatizzare il comportamento di molti commercianti e proprietari di immobili. Serrande arrugginite, vetrine sporche, facciate scrostate, saracinesche alzate su locali vuoti, spogliati e semi demoliti: uno spettacolo indegno per una città che ambisce a definirsi turistica. Tenere pulito e decoroso lo spazio davanti al proprio esercizio non è un favore al Comune, ma un dovere civico e un investimento sulla città stessa.
I negozi chiusi, poi, rappresentano una ferita aperta. Lasciarli nel degrado equivale a certificare la resa. Sarebbe invece possibile – e doveroso – imporre condizioni minime di decenza: vetrine pulite, serrande sistemate, e perché no, cartelloni con immagini dei beni culturali della Valle d’Aosta, dei castelli, dei siti archeologici, dei paesaggi alpini. Sarebbe un modo semplice e intelligente per trasformare il vuoto in racconto, il degrado in promozione culturale.
Le proposte non mancano, se c’è la volontà politica di applicarle: più controlli e multe reali, una manutenzione ordinaria costante e non emergenziale, incentivi fiscali per il recupero delle facciate, un regolamento più stringente su decoro urbano e gestione degli spazi commerciali sfitti, una revisione seria della logistica degli eventi pubblici, che oggi spesso mortificano il centro storico invece di valorizzarlo.
Aosta non è condannata al degrado. Ma continuare a tollerarlo significa diventarne complici. Serve una scossa culturale prima ancora che amministrativa. Il rispetto degli spazi comuni, della bellezza e della storia non può essere delegato solo ai comunicati o agli slogan: deve diventare una pratica quotidiana, controllata e pretesa.
Altrimenti continueremo a chiamarla capitale, mentre assomiglia sempre di più a una città stanca, sporca e rassegnata, che ha dimenticato di essere il cuore della Petite Patrie.
Cordialmente, e grazie per l'attenzione.
Un gruppo di cittadini del centro storico





