L’interrogazione presentata dal gruppo La Renaissance Valdôtaine e illustrata dalla capogruppo Eleonora Bacini, discussa nella seduta del 15 gennaio 2026, ruota attorno ai criteri che hanno portato la Giunta regionale a scegliere Gianni Nuti, con delibera del 5 dicembre 2025, tra tre candidati complessivi.
Bacini chiede conto dei “parametri utilizzati”, dei motivi della preferenza accordata a Nuti e dell’esistenza di verbali o atti che documentino il percorso decisionale. Domande legittime, in astratto. Meno convincenti, però, se calate nel merito della risposta fornita dall’Assessore all’istruzione e cultura, Erik Lavevaz, che non si limita a una formula di rito.
Lavevaz rivendica apertamente la scelta, definendo il curriculum di Gianni Nuti «di altissimo profilo» e spiegando di averne proposto «convintamente» la nomina alla Giunta e alla maggioranza. Non solo: l’Assessore chiarisce che la valutazione è avvenuta attraverso un’analisi comparata dei curricula e che Nuti è stato ritenuto «il più adeguato a presiedere l’Istituto», sottolineandone il profilo musicologico internazionale e la capacità di guidare una realtà che ambisce ad aprirsi ulteriormente al contesto musicale europeo.
È qui che il contraddittorio si fa interessante. Perché Bacini replica richiamando il verbale del Consiglio accademico del novembre 2025, sottolineando come non si sia trattato di una semplice presa d’atto ma di un dibattito articolato, con una maggioranza e una minoranza nella terna proposta. Da qui la critica: la mancanza di parametri “oggettivi” esplicitati dalla Giunta.
Ma proprio questo passaggio indebolisce l’impianto dell’interrogazione. Se il Consiglio accademico ha discusso nel merito requisiti manageriali e professionali, se c’è stato un confronto vero e persino una divisione di posizioni, allora è difficile sostenere che la scelta sia stata opaca o priva di valutazione. Al contrario, emerge un processo politico-amministrativo fisiologico: pluralità di candidature, confronto, assunzione di responsabilità finale da parte della Giunta.
Lavevaz, infatti, non rivendica una neutralità tecnica inesistente, ma una scelta politica fondata su competenze, visione e profilo professionale. Esattamente ciò che si chiede a un assessore quando si tratta di guidare un’istituzione culturale strategica. Pretendere una griglia numerica o un algoritmo decisionale rischia di essere più un esercizio retorico che una reale garanzia di trasparenza.
Il punto, allora, non è se esistano parametri – che ci sono stati e sono stati dichiarati – ma se si condivida o meno la valutazione politica fatta dalla Giunta. E qui Bacini sembra spostare il piano della discussione: dalla legittimità della scelta alla sua formalizzazione, senza mai mettere realmente in discussione il profilo di Nuti, che resta sullo sfondo come dato difficilmente contestabile.
In definitiva, l’interrogazione finisce per rafforzare più la posizione dell’Assessore che quella dell’opposizione: Lavevaz rivendica una decisione chiara, motivata e coerente con l’obiettivo di valorizzare un’eccellenza regionale; Bacini, invece, solleva un tema di trasparenza che, alla prova dei fatti, appare più procedurale che sostanziale.
E quando la politica si rifugia nella forma per evitare il merito, il rischio è che il contraddittorio si risolva da solo.





