Il patois finisce tra le nuvole parlanti. E questa, per la Valle d’Aosta, non è una curiosità da collezionisti: è un riconoscimento culturale vero. Nel numero 3660 di Topolino, in uscita da mercoledì 14 gennaio, la storia Paperino lucidatore a domicilio – scritta da Vito Stabile e disegnata da Francesco D’Ippolito – viene proposta anche in francoprovenzale valdostano. Il nostro patois, quello che si sente nelle frazioni, nelle cucine, nelle feste di paese, diventa lingua ufficiale di Paperino. Non come folklore, ma come strumento narrativo alla pari degli altri dialetti italiani.
Accanto al francoprovenzale valdostano ci sono le versioni in bolognese, genovese e catanzarese. Le edizioni “dialettali” saranno distribuite nelle rispettive regioni, mentre tutte le versioni saranno reperibili in fumetteria e online. Ma, diciamolo chiaramente, per noi la notizia più importante è un’altra: per una volta la Valle non è solo cartolina, è comunità linguistica riconosciuta dentro un prodotto nazionale popolarissimo. Paperino che parla patois è un’immagine potente, quasi politica: legittima una lingua minoritaria nel contesto più pop d’Italia.
Il progetto si inserisce nella “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali” del 17 gennaio e arriva dopo il successo dei precedenti numeri in catanese, fiorentino, milanese, napoletano, romanesco, barese, torinese e veneziano. Traduzioni che sono andate esaurite, ristampe, richieste da tutta Italia. A conferma che la gente non ha affatto voglia di “dimenticare” le proprie parlate. Anzi, appena vede che vengono prese sul serio, le abbraccia con orgoglio.
Per il francoprovenzale valdostano non si è improvvisato nulla. Panini Comics ha lavorato con il coordinamento scientifico di Riccardo Regis, linguista dell’Università di Torino, e con Fabio Armand per il nostro patois. Questo significa rispetto: struttura, lessico, ritmo, ironia, non la solita finta scrittura “alla buona” che spesso si vede quando si tenta di imitare un dialetto. Qui il patois non è macchietta: è lingua, con la sua dignità piena.
La copertina firmata da Andrea Freccero, con Paperino e Zio Paperone protagonisti, fa da cornice perfetta all’operazione. Dentro, però, c’è la sostanza. Il direttore editoriale di Topolino, Alex Bertani, lo dice chiaramente: l’Operazione dialetti è diventata un caso culturale, capace di dimostrare come un fumetto possa trasmettere patrimonio immateriale meglio di tanti convegni pieni di parole difficili.
Il punto, Piero, è proprio questo: il patois entra nella quotidianità dei bambini attraverso Topolino. Non solo più lingua “da anziani”, da messa di paese o da feste del costume, ma lingua che fa ridere, litigare, pasticciare Paperino. Esattamente dove deve stare una lingua viva: in mezzo alle storie.
Topolino 3660, in tutte le sue versioni, è quindi molto più che un numero speciale. È un invito a non vergognarsi del proprio modo di parlare. Per la Valle d’Aosta, è un segnale di autostima culturale: il patois non va messo in vetrina una volta all’anno, ma usato, scritto, letto, perfino in un balloon. E quando persino Paperino lo parla, vuol dire che siamo sulla strada giusta.





