Questa mattina ad Aosta non si è tagliato soltanto un nastro: si è aperta una struttura nuova, concreta, che parla di sanità di prossimità. All’interno del J.B. Festaz è stato inaugurato l’Ospedale di Comunità, venti posti letto dedicati ai pazienti fragili e alla bassa intensità clinica, finanziati con fondi PNRR e pensati per garantire continuità tra ospedale e territorio.
Alla cerimonia, dopo la Messa celebrata dal Vescovo Franco Lovignana, erano presenti il Presidente del J.B. Festaz Ruggero Meneghetti, il Direttore generale dell’Azienda USL Massimo Uberti e l’Assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi. Platea piena, operatori sanitari, amministratori, cittadini: segno che questa struttura non nasce nel silenzio, ma nel vivo di un’attenzione collettiva.
La convenzione ventennale tra Festaz e USL è ora operativa. L’avvio dei ricoveri è previsto per febbraio 2026, dopo la fase finale di organizzazione interna e definizione del personale sanitario coinvolto.
Meneghetti, comprensibilmente soddisfatto, ha ricordato come il progetto sia nato nell’autunno 2021 e sia stato portato a compimento rispettando tempi e vincoli PNRR, fatto tutt’altro che banale di questi tempi. Ha sottolineato anche il valore della collaborazione con l’Azienda USL: «Non un edificio in più, ma un servizio in più per i cittadini valdostani». E oggi, di fronte alla struttura finalmente aperta, la frase suona ancora più concreta.
Uberti ha ribadito l’obiettivo principale: creare un filtro intelligente rispetto al Pronto soccorso, offrire ricoveri brevi per pazienti stabilizzati che non hanno bisogno dell’ospedale per acuti ma non possono essere lasciati soli a casa. La gestione clinica sarà affidata ai medici di medicina generale e di continuità assistenziale, rafforzando il ruolo del territorio: una scelta culturale precisa, non solo organizzativa.
L’Ospedale di Comunità svolgerà varie funzioni: dimissioni protette, recupero funzionale dopo eventi acuti, sostegno alla domiciliarità, presa in carico delle fragilità, coordinamento tra sanitario e sociale. In altre parole, il contrario del “parcheggio”: un luogo dove si accompagna la persona nel percorso di cura.
Il tassello si inserisce nella rete composta dalle Case della Comunità e dalla Centrale Operativa Territoriale. Vista nel suo insieme, la sanità valdostana sta spostando l’asse dall’ospedale unico per acuti verso un modello più diffuso e vicino alle persone. Ora, però, arriva la parte più difficile: farla funzionare. Servono personale, medici coinvolti davvero, protocolli chiari e continuità gestionale.
Questa mattina, comunque, un dato era evidente: la struttura è pronta e la comunità valdostana se ne è riappropriata, entrando, guardando, chiedendo. Non è poco, in un tempo in cui la sanità fa spesso rima con liste d’attesa e frustrazione.
Da oggi l’Ospedale di Comunità J.B. Festaz non è più solo un progetto, una delibera o una convenzione: è un luogo che esiste. La politica sanitaria regionale ci ha messo la firma, ora dovrà metterci anche la responsabilità della gestione quotidiana. Perché qui passeranno fragilità vere, storie vere, famiglie vere.





