I centri commerciali contemporanei vivono una tensione strutturale: da un lato la necessità di essere spazi aperti, accoglienti, percorribili senza barriere fisiche; dall’altro l’esigenza, sempre più pressante, di contenere i consumi energetici e garantire comfort termoigrometrico a clienti e lavoratori. In questo scenario, le barriere d’aria per ingressi commerciali rappresentano una tecnologia discreta ma strategica per conciliare accessibilità e sostenibilità.
Il tema è particolarmente rilevante per proprietari e gestori di centri commerciali, direttori tecnici, energy manager, studi di progettazione e installatori. La spinta normativa sull’efficienza energetica degli edifici, l’aumento dei costi dell’energia e le aspettative crescenti dei clienti in termini di benessere ambientale rendono le barriere d’aria uno strumento da valutare con grande attenzione, sia in fase di nuova realizzazione sia in ottica di riqualificazione.
Scenario: perché gli ingressi aperti sono un problema energetico (e commerciale)
I grandi ingressi vetrati, spesso a tutta altezza, sono ormai uno standard architettonico nei centri commerciali. Porte sempre aperte, portali automatici in continuo movimento, flussi costanti di persone generano una forte discontinuità tra l’ambiente interno climatizzato e l’esterno. Questo ha almeno tre implicazioni strutturali.
In primo luogo, l’involucro edilizio perde efficacia proprio nel punto più sensibile: la zona d’ingresso. Anche con infissi ad alte prestazioni, il semplice fatto di tenere le porte aperte annulla il contributo isolante e crea un varco permanente per gli scambi termici e per l’ingresso di aria esterna non trattata. Nei periodi estivi e invernali, ciò si traduce in carichi termici aggiuntivi significativi per gli impianti di climatizzazione.
In secondo luogo, il comfort percepito dagli utenti è messo alla prova. Correnti fredde in prossimità degli ingressi durante l’inverno, sensazione di “aria calda e appiccicosa” d’estate, presenza di odori esterni o di gas di scarico provenienti dai parcheggi: tutti elementi che impattano sulla qualità dell’esperienza, sulla permanenza media e, in ultima analisi, sul fatturato dei tenant.
Infine, esiste un tema di immagine e di posizionamento “green”. Centri commerciali che continuano a disperdere energia attraverso ingressi sempre spalancati rischiano di trovarsi in contrasto con la crescente attenzione dei consumatori verso la sostenibilità e la responsabilità ambientale. L’assenza di soluzioni tecniche visibili o percepibili in questo ambito può indebolire la credibilità di politiche ESG dichiarate a livello corporate.
Cosa sono le barriere d’aria e perché sono decisive per i centri commerciali
Le barriere d’aria sono dispositivi che generano un flusso d’aria controllato, generalmente verticale, posizionato in prossimità dell’ingresso. Questo flusso crea una sorta di “porta invisibile” che separa l’ambiente interno da quello esterno, riducendo in modo sostanziale il passaggio incontrollato di aria fredda o calda, polveri, insetti e odori, pur mantenendo l’accesso fisicamente libero.
Dal punto di vista tecnico, una barriera d’aria ben progettata lavora sulla dinamica dei fluidi: la velocità, la direzione e la temperatura del getto vengono calibrate in funzione delle condizioni interne ed esterne, dell’altezza del varco e delle caratteristiche dell’ingresso (singolo, doppio, a bussola, su facciata continua). L’obiettivo non è sigillare completamente lo scambio, ma ridurlo a un livello compatibile con gli obiettivi di comfort ed efficienza energetica.
Per chi sta valutando barriere d’aria per ingressi commerciali in vendita, il centro commerciale costituisce un contesto particolarmente sfidante: elevati flussi di persone, grandi altezze, orari di apertura estesi, forte esposizione al vento e, spesso, integrazione con facciate continue vetrate. Proprio per questo la scelta dei modelli, la corretta dimensione e l’integrazione nell’impianto di climatizzazione esistente richiedono una progettazione accurata, lontana da approcci improvvisati.
Dati e statistiche: l’impatto energetico degli ingressi aperti
Quantificare il contributo specifico degli ingressi alla dispersione energetica di un centro commerciale richiede analisi caso per caso, ma esistono ordini di grandezza indicativi. Secondo numerosi studi di ingegneria energetica su edifici del terziario, le perdite per ventilazione e infiltrazione d’aria possono rappresentare tra il 20% e il 40% del fabbisogno termico totale, a seconda della tipologia costruttiva e dell’uso. Nei centri commerciali con ingressi molto trafficati, la quota imputabile alle porte aperte può risultare particolarmente elevata.
A livello europeo, il settore edilizio è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali e del 36% delle emissioni di CO₂ correlate, come stimato dalla Commissione Europea nei documenti di aggiornamento della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD). All’interno di questo settore, gli edifici non residenziali – inclusi i centri commerciali – hanno in media consumi specifici per metro quadrato superiori al comparto residenziale, soprattutto nelle aree caratterizzate da forte climatizzazione estiva.
In Italia, le analisi dell’ENEA sui consumi energetici negli edifici confermano che il comparto terziario è responsabile di una quota significativa della domanda elettrica, con particolare incidenza dei sistemi di climatizzazione e ventilazione. Studi di casi reali su grandi superfici di vendita evidenziano che la chiusura efficiente degli involucri e la riduzione delle infiltrazioni d’aria possono portare a riduzioni dei fabbisogni termici stagionali anche a due cifre percentuali.
Stime di settore, basate su simulazioni termofluidodinamiche e monitoraggi in esercizio, indicano che l’installazione di barriere d’aria su ingressi molto sollecitati può consentire riduzioni dei carichi di riscaldamento e raffrescamento nell’ordine del 15–30% nell’area prossima all’ingresso, con benefici indiretti sull’intero volume climatizzato. Naturalmente, il risultato dipende dal clima locale, dal profilo di apertura delle porte, dalla configurazione dell’involucro e dal grado di integrazione della barriera con il sistema HVAC.
È importante sottolineare che non si tratta solo di risparmio energetico in senso stretto. Una migliore gestione degli scambi d’aria in ingresso riduce gli sbalzi termici, attenua la stratificazione dell’aria calda o fredda in prossimità delle porte, migliora la qualità dell’aria interna limitando l’ingresso di polveri sottili e inquinanti esterni. Tutti questi elementi hanno impatti misurabili sui costi di gestione, sui consumi, sulla manutenzione degli impianti e sulla soddisfazione della clientela.
Rischi e criticità se non si interviene sugli ingressi
Mantenere lo status quo, con porte costantemente aperte e senza alcun presidio aerodinamico, comporta una serie di rischi che vanno oltre la semplice voce “bolletta energetica”. Il primo è di natura economica diretta: l’aumento dei costi dell’energia registrato negli ultimi anni ha reso sempre più oneroso sostenere dispersioni che in passato erano, di fatto, assorbite dai margini operativi. In un contesto di margini compressi per molti tenant, qualsiasi aggravio sui costi condominiali può generare tensioni tra proprietà e conduttori.
Un secondo rischio riguarda il comfort ambientale e la conseguente attrattività del centro. Zone fredde o troppo calde in prossimità degli ingressi, correnti d’aria fastidiose per il personale in cassa o per gli addetti alla sicurezza, microclimi disomogenei tra una galleria e l’altra: tutti elementi che, se non affrontati, possono ridurre il tempo di permanenza media e l’esperienza complessiva percepita dai visitatori. In un mercato in cui il tempo passato all’interno della struttura si correla in modo diretto alla spesa complessiva, trascurare questo aspetto è rischioso.
Vi è poi un profilo di rischio normativo e reputazionale. L’Unione Europea e lo Stato italiano stanno progressivamente alzando l’asticella sugli standard di efficienza energetica degli edifici non residenziali. Strutture che non intraprendono percorsi di miglioramento potrebbero trovarsi, nei prossimi anni, con asset meno appetibili per investitori istituzionali e fondi immobiliari, sempre più attenti a indicatori ESG e classificazioni energetiche. In prospettiva, questo può tradursi in fenomeni di “svalutazione verde” degli immobili meno performanti.
Un’ulteriore criticità riguarda la gestione operativa degli impianti. In assenza di barriere d’aria o di altre soluzioni tecniche, l’unica risposta alla dispersione spesso è quella di sovradimensionare i sistemi di climatizzazione o di farli lavorare con margini di sicurezza elevati. Questo comporta maggior usura, manutenzione più frequente, rischi di malfunzionamenti nelle giornate di picco termico e un utilizzo energetico complessivo meno efficiente.
Opportunità e vantaggi delle barriere d’aria nei centri commerciali
L’adozione di barriere d’aria negli ingressi principali e secondari di un centro commerciale non rappresenta semplicemente un intervento tecnico, ma una leva strategica su più piani. I vantaggi possono essere sintetizzati in alcune direttrici principali che meritano una lettura integrata.
In termini energetici, una barriera d’aria correttamente dimensionata contribuisce a ridurre le dispersioni e, di conseguenza, i carichi di picco e i fabbisogni stagionali di riscaldamento e raffrescamento. Questo può tradursi in una riduzione dei costi energetici totali e, soprattutto, in un utilizzo più regolare e meno stressante degli impianti esistenti. In ottica di lungo termine, una minore sollecitazione si riflette anche in un ciclo di vita più lungo di alcune componenti impiantistiche.
Sul fronte del comfort, gli effetti positivi sono spesso immediatamente percepibili. L’area di ingresso diventa più stabile dal punto di vista termico, si riducono le correnti d’aria dirette su clienti e personale, migliora la distribuzione delle temperature tra zone adiacenti. Questo rende più flessibile anche l’utilizzo di spazi commerciali vicini all’ingresso, che in assenza di una gestione adeguata dell’aria spesso sono meno appetiti dai retailer.
Va poi considerata la dimensione sanitaria e di qualità dell’aria. Una barriera d’aria ben tarata ostacola l’ingresso incontrollato di polveri, pollini, odori, fumi e insetti. In contesti urbani caratterizzati da traffico veicolare intenso nelle vicinanze dei centri commerciali, ciò contribuisce a ridurre la concentrazione di inquinanti interni derivanti dall’esterno, con possibili benefici in termini di benessere percepito e di immagine, soprattutto se combinato con sistemi di filtrazione adeguati.
Dal punto di vista della sostenibilità e del posizionamento ESG, le barriere d’aria possono diventare un tassello rilevante nelle strategie di decarbonizzazione degli asset immobiliari. La possibilità di quantificare, anche per approssimazione, il risparmio energetico conseguente all’installazione consente di inserire l’intervento nei piani di efficientamento, nelle rendicontazioni non finanziarie e nelle certificazioni ambientali. In un mercato in cui investitori e operatori guardano con crescente attenzione agli indicatori ambientali, questi elementi possono fare la differenza.
Aspetti normativi e quadro regolatorio di riferimento
Il tema delle barriere d’aria si inserisce all’interno di un quadro normativo più ampio relativo all’efficienza energetica degli edifici e alla qualità degli ambienti interni, piuttosto che in prescrizioni specifiche dedicate esclusivamente a questi dispositivi. È quindi utile richiamare alcuni riferimenti di contesto che influenzano le scelte progettuali e le valutazioni economiche.
A livello europeo, la direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD), oggetto di progressive revisioni, fissa obiettivi di riduzione dei consumi e di miglioramento della classe energetica degli edifici non residenziali, incoraggiando gli Stati membri ad adottare misure che favoriscano interventi di riqualificazione. I centri commerciali, rientrando nella categoria degli edifici del terziario, sono direttamente coinvolti in questo processo di graduale innalzamento degli standard minimi di prestazione.
Nel contesto italiano, i decreti attuativi in materia di requisiti minimi energetici e di certificazione della prestazione energetica degli edifici prevedono che, nelle valutazioni di progetto, si considerino anche le dispersioni per ventilazione e infiltrazione. Pur non esistendo obblighi generalizzati di installare barriere d’aria sugli ingressi dei centri commerciali, tali dispositivi possono costituire una soluzione tecnica rilevante per soddisfare più agevolmente i parametri richiesti, soprattutto nei casi di ristrutturazione importante o di nuova costruzione.
In parallelo, le normative tecniche e le linee guida su ventilazione, qualità dell’aria interna e benessere termoigrometrico definiscono range di temperature, velocità dell’aria e livelli di comfort che devono essere garantiti negli ambienti accessibili al pubblico. Le barriere d’aria, se correttamente progettate, contribuiscono a rispettare questi criteri, evitando eccessi di velocità dell’aria percepita o zone di discomfort localizzato in prossimità delle porte.
Un ulteriore aspetto regolatorio riguarda la sicurezza e l’accessibilità. Qualsiasi dispositivo installato in prossimità degli ingressi non deve costituire ostacolo ai percorsi di esodo né introdurre elementi che possano compromettere la fruibilità da parte di persone con disabilità. In questo senso, le barriere d’aria risultano spesso preferibili a soluzioni fisiche (come doppi serramenti o bussole troppo strette), perché lasciano libero il passaggio e possono essere integrate in modo poco invasivo nel layout architettonico.
Come scegliere e progettare una barriera d’aria per un centro commerciale
La selezione di una barriera d’aria non può essere ridotta a una semplice scelta di catalogo. Per un centro commerciale, l’approccio corretto è quello di una progettazione integrata che tenga conto di variabili tecniche, gestionali ed economiche. Alcuni criteri di valutazione risultano particolarmente rilevanti.
In primo luogo, è essenziale dimensionare correttamente il dispositivo in funzione della geometria dell’ingresso: altezza e larghezza del varco, presenza di porte automatiche, direzione e intensità prevalente dei venti esterni, differenza di temperatura tra interno ed esterno nelle condizioni di progetto. Un sottodimensionamento riduce drasticamente l’efficacia della barriera; un sovradimensionamento, invece, può portare a sprechi energetici e a velocità dell’aria fastidiose per gli utenti.
Occorre poi valutare la modalità di riscaldamento o trattamento termico dell’aria emessa. In alcuni casi la barriera opera in modalità “temperata”, sfruttando batterie ad acqua calda o sistemi elettrici, in altri lavora prevalentemente come barriera aerodinamica senza significative aggiunte termiche, integrandosi con la climatizzazione generale. La scelta dipende dal clima locale, dalle caratteristiche dell’impianto HVAC e dalla strategia di gestione dei carichi termici.
Un elemento spesso trascurato è la regolazione e il controllo. Le barriere d’aria moderne possono essere collegate ai sistemi di supervisione dell’edificio (BMS), modulando la velocità del getto, la temperatura e i tempi di funzionamento in funzione di sensori di presenza, di pressione o di condizioni esterne. Questo permette di ottimizzare i consumi, ridurre il rumore e adattare il funzionamento ai diversi orari della giornata o alle diverse stagioni.
Infine, la progettazione deve tenere conto dell’inserimento architettonico e della manutenzione. Nei centri commerciali la componente estetica è tutt’altro che marginale: i dispositivi devono integrarsi con le facciate, le pensiline, le insegne e gli elementi di arredo, evitando soluzioni improvvisate che appaiano come “aggiunte” posticce. Allo stesso tempo, devono essere facilmente accessibili per le operazioni di pulizia dei filtri, di ispezione e di eventuale sostituzione delle parti soggette a usura.
Indicazioni operative per gestori e progettisti
Una volta compreso il potenziale delle barriere d’aria, il passo successivo è tradurre queste considerazioni in un percorso operativo concreto, adatto alle esigenze di un centro commerciale in esercizio o in fase di progetto. Un approccio strutturato può prevedere alcune fasi successive.
Il primo passo è una diagnosi energetica mirata sulla zona di ingresso. Anche in presenza di audit complessivi già effettuati, può essere utile un focus specifico su flussi d’aria, differenze di temperatura tra interno ed esterno, profili di apertura delle porte e comfort percepito da clienti e personale. Misure in campo, termografie, tracciamenti con fumo tecnico e rilevazioni di velocità dell’aria consentono di quantificare l’entità del problema e di individuare le aree più critiche.
La seconda fase riguarda la valutazione delle possibili soluzioni. Oltre alle barriere d’aria, possono entrare in gioco modifiche al layout degli ingressi, doppie porte, bussole, tende a lama, sistemi di ventilazione controllata. In molti casi, una combinazione di interventi risulta più efficace di una singola misura. Tuttavia, le barriere d’aria si distinguono per la loro capacità di coniugare efficacia e mantenimento della fruibilità libera degli accessi, elemento cruciale per la customer journey.
Segue la fase di progettazione e dimensionamento, idealmente condotta con il supporto di figure esperte di impiantistica HVAC e di aerodinamica degli edifici. È in questa fase che si definiscono le specifiche tecniche, la potenza richiesta, l’integrazione con eventuali reti di distribuzione termica esistenti, il posizionamento fisico e le logiche di controllo. Una progettazione attenta tiene anche conto degli scenari di manutenzione e delle possibili evoluzioni future dell’asset.
Infine, l’implementazione dovrebbe includere un periodo di messa a punto e di monitoraggio. Le barriere d’aria, come qualsiasi sistema dinamico, richiedono spesso un “fine tuning” dei parametri di funzionamento in base alle condizioni reali di utilizzo: flussi di visitatori, andamenti climatici stagionali, interazione con altri sistemi (ad esempio porte automatiche che si aprono con frequenza diversa dal previsto). La raccolta di dati post-intervento consente di verificare l’efficacia effettiva e di comunicare in modo trasparente i risultati ottenuti, anche in chiave di sostenibilità.
FAQ: domande frequenti sulle barriere d’aria per centri commerciali
Le barriere d’aria consumano molta energia?
Il consumo energetico di una barriera d’aria dipende dalla potenza installata, dal tempo di funzionamento e dalla modalità di utilizzo. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il consumo aggiuntivo è ampiamente compensato dal risparmio derivante dalla riduzione dei carichi di riscaldamento e raffrescamento. Un dimensionamento corretto e una regolazione intelligente sono fondamentali per massimizzare il bilancio energetico positivo.
Possono creare fastidio ai clienti a causa del flusso d’aria?
Una barriera d’aria progettata e tarata correttamente non dovrebbe generare fastidio. La velocità dell’aria percepita nella zona di passaggio viene mantenuta entro limiti compatibili con il comfort, mentre il getto principale lavora a un livello tale da garantire l’effetto “porta d’aria” senza creare correnti eccessive. Eventuali disagi sono spesso il sintomo di un errato dimensionamento o di una regolazione non ottimale.
È possibile installare barriere d’aria in un centro commerciale già esistente senza interrompere l’attività?
Nella maggior parte dei casi sì. L’installazione può essere pianificata in orari di chiusura o in fasce di minor affluenza, con interventi mirati sulle strutture di supporto e sulle connessioni elettriche o idrauliche. Una corretta pianificazione dei lavori e un coordinamento con la direzione del centro permettono di ridurre al minimo l’impatto sulle attività quotidiane dei negozi e dei visitatori.
Conclusioni: dall’ingresso come punto debole all’ingresso come risorsa
Nei centri commerciali, l’ingresso è contemporaneamente simbolo di apertura e punto nevralgico di dispersione energetica. Ignorare questa dicotomia significa rassegnarsi a costi operativi più elevati, comfort disomogeneo e scarsa coerenza con gli obiettivi di sostenibilità che il mercato e la regolazione stanno imponendo con forza crescente.
Le barriere d’aria, se affrontate con un approccio tecnico maturo e non come semplice accessorio, consentono di trasformare questo punto debole in una leva di efficienza e di qualità dell’esperienza. Per proprietari, gestori e progettisti di centri commerciali, la sfida non è soltanto scegliere un dispositivo, ma inserirlo in una strategia complessiva di gestione dell’involucro e degli impianti, capace di valorizzare ogni metro quadrato dell’edificio, a partire dal suo ingresso più visibile.
Chi gestisce o progetta un centro commerciale e desidera migliorare l’efficienza energetica senza rinunciare a ingressi aperti e accoglienti può avviare un confronto con i propri consulenti tecnici, valutando in modo strutturato la fattibilità e la convenienza delle barriere d’aria nel proprio contesto specifico, alla luce dei dati di consumo, delle esigenze dei tenant e degli obiettivi di sostenibilità fissati per i prossimi anni.
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