TRAMÀ non è soltanto un festival di arte contemporanea: è diventato, negli anni, un modo di interrogare Aosta e i suoi spazi, di mettere in relazione la città con linguaggi artistici che non si limitano a essere esposti, ma accadono. Il ritorno in versione pop up non rappresenta una rinuncia, bensì una scelta culturale precisa: preferire l’intensità alla dispersione, l’attenzione alla routine degli eventi che si allungano e si svuotano. L’arte qui non accompagna lo scorrere del tempo, lo interrompe.
La nuova edizione si concentra in pochi giorni e in un luogo particolarissimo: la chiesa di Santa Croce, in via Édouard Aubert 52, spazio carico di memoria, stratificazioni, silenzi e risonanze. L’intervento di Claudio Beorchia – artista interdisciplinare, abituato a lavorare sul rapporto tra luoghi, comunità e percezione – è pensato come site-specific: non semplicemente collocato in una chiesa, ma costruito in dialogo con essa. Le opere non occupano solo lo spazio, lo interrogano, ne raccolgono la voce e la restituiscono al pubblico in forma nuova.
La natura pop up del progetto indica una presenza rapida, quasi improvvisa, ma densa: ciò che rimane non è la durata del cartellone, bensì l’esperienza concentrata. In questo formato, TRAMÀ rielabora la propria storia, la condensa e la rilancia. Ciò che prima era un percorso disteso su più giorni, ora si fa incontro immediato, occasione che chiede partecipazione consapevole, sottraendosi al consumo distratto degli eventi “di calendario”.
Il programma è essenziale e proprio per questo significativo: inaugurazione venerdì 16 gennaio alle 18, apertura il giorno successivo dalle 10 alle 18, con alle 15 una visita guidata in collaborazione con FAI Giovani Aosta, su prenotazione. Poche ore, dunque, ma fortemente cariche di senso, come un tempo prezioso che va abitato. L’ingresso libero conferma la volontà di rendere l’arte non esclusiva, ma accessibile, parte di un patrimonio condiviso.
Al centro c’è il lavoro di Beorchia, nato a Vercelli nel 1979 e residente nel trevigiano, artista dalla formazione solida – tra IUAV, Brera e dottorato in Scienze del Design – e dal percorso espositivo articolato tra Italia ed Europa. I suoi progetti toccano musei, gallerie e istituzioni di primo piano: dalle Scuderie del Quirinale e Palazzo Reale ai Mercati di Traiano, fino alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. È un artista che conosce il dialogo con i luoghi e che porta ad Aosta non un’opera “in trasferta”, ma un lavoro nato per questo spazio.
Il valore culturale dell’iniziativa sta proprio qui: nella capacità di trasformare un frammento di tempo e uno spazio storico in un’occasione di riflessione collettiva. L’arte contemporanea, spesso percepita come distante, diventa qui prossima, inscritta nel cuore della città, immersa nella sua architettura e aperta allo sguardo di chi entra, anche solo per curiosità. TRAMÀ pop up non cerca lo spettacolo, ma la relazione: tra artista e pubblico, tra passato e presente, tra sacro e quotidiano.
In un contesto in cui i festival rischiano di vivere di inerzia, questa scelta di concentrazione appare come un atto di responsabilità culturale: meglio poco, intenso e pensato, che tanto e indistinto. È anche un invito a rallentare e fermarsi, a lasciarsi toccare da un’opera e da un luogo, a fare esperienza piuttosto che consumo.

TRAMÀ pop up diventa così un gesto di cura verso la città e verso chi la abita. Non promette solo una mostra, ma un incontro: con l’arte, con Santa Croce, con una visione contemporanea che non cancella la storia, ma la illumina da un’altra angolazione.









