ATTUALITÀ - 10 gennaio 2026, 12:05

Quando il freddo ti fa scivolare sui ricordi

Oggi fa particolarmente freddo e, dopo aver spaccato un po' di legna da mettere nella stufa, mi sono accomodato sul divano, tazza di caffè in mano, e ho sfogliato un libro bellissimo che tengo sempre vicino e che apro volentieri in giornate come queste: il libro dei ricordi

Quando il freddo ti fa scivolare sui ricordi

Sfogliando le pagine mi sono soffermato su un nome, Mirko, e sorrido nel ricordare che tanti anni fa correvo sui carretti con suo padre.

Mirko Vuillermin e la Valle d’Aosta che correva sul ghiaccio: il ricordo di un campione dentro una terra di campioni

Ci sono atleti che non si limitano a vincere.
Ci sono atleti che diventano luoghi della memoria, punti cardinali di un’epoca, simboli di una regione che ha imparato a riconoscersi nei loro gesti.

Mirko Vuillermin appartiene a questa categoria rara: quella dei campioni che non hanno solo scritto la storia, ma l’hanno fatta vibrare, ci hanno coinvolti, appassionati.

Quando si parla di lui non si parla solo di un oro olimpico: si parla di un ragazzo valdostano che, con la naturalezza dei predestinati, ha trasformato lo short track in un racconto collettivo.

L’oro nella staffetta 5000 metri a Lillehammer 1994, l’argento nei 500 metri: due medaglie che non furono solo un trionfo sportivo, ma un’illuminazione.
La prova che anche da una piccola regione di confine si può arrivare in cima al mondo.

Ma Mirko non è mai stato un’isola. È stato parte di una costellazione di talenti che, dagli anni Ottanta in poi, ha trasformato la Valle d’Aosta in una fucina di campioni.

Lo slittino: la velocità che nasce dalle montagne

Prima che il ghiaccio diventasse pista olimpica, era già pista di vita.

E qui la memoria corre veloce verso nomi che hanno fatto grande lo slittino valdostano:
Dieter Fox, uno dei pionieri, capace di portare la Valle d’Aosta nelle classifiche internazionali quando lo slittino era ancora uno sport per pochi.
I giovani cresciuti a Saint-Christophe e a Pila, che negli anni Novanta guardavano i grandi scendere come frecce e sognavano di imitarli.

Lo slittino è stato una scuola di coraggio, una palestra di equilibrio, un modo di stare al mondo.
E Mirko, pur pattinando su un’altra superficie, apparteneva a quella stessa cultura della velocità.

Il fondo e il biathlon: la fatica come identità

Accanto al ghiaccio, la neve.
E con la neve, la lunga tradizione del fondo e del biathlon, che ha regalato alla Valle d’Aosta nomi scolpiti nella memoria:

• Marco Albarello, oro olimpico a Lillehammer nello stesso anno di Vuillermin, simbolo di una generazione irripetibile.
• Nicole Gontier, talento del biathlon, capace di portare la Valle d’Aosta sul podio mondiale con la stessa determinazione che animava gli atleti di un tempo.

Lo sci alpino: la tradizione che non passa mai

E poi c’è lo sci alpino, la disciplina che più di tutte ha plasmato l’immaginario valdostano:

Federica Brignone, la più vincente di sempre, erede naturale di quella fierezza che Mirko incarnava sul ghiaccio.
Sonia Viérin, Alain Seletto, Corrado Hérin (che fu anche campione nel kayak e nello slittino su pista naturale): figure che hanno intrecciato talento e appartenenza.

Una generazione che ha insegnato a sognare

Mirko Vuillermin non è stato solo un campione.
È stato un punto di riferimento, un fratello maggiore per chi cresceva nelle piste di Aosta, Courmayeur, Gressoney, Cogne.

Mirko appartiene a quella stagione irripetibile.
Una stagione fatta di neve, ghiaccio, fatica, sorrisi, e di quella testardaggine tutta valdostana che non ha mai avuto bisogno di clamore per diventare grande.

E forse è per questo che, ancora oggi, quando un giovane allaccia un paio di pattini o infila gli sci, da qualche parte si sente ancora l’eco di quella generazione.
Una generazione che ha insegnato alla Valle d’Aosta a sognare.
E a correre. Sempre.

Vittore Lume-Rezoli

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