CALENDARIO DELLE CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DA MONS. VESCOVO PER LE FESTE NATALIZIE 2024-2025
Martedì 6 gennaio 2026
Cattedrale – ore 10.30
S. Messa per la Solennità dell’Epifania del Signore
Domenica 11 gennaio 2026
Casa di riposo J.B. Festaz – ore 9.30
S. Messa nella festa del Battesimo del Signore
e Benedizione del nuovo Ospedale di Comunità
La Chiesa celebra Sant' Amelia Vergine e martire
Questa santa, di cui non si sa praticamente nulla della vita, appartiene ad un numeroso gruppo di martiri cristiani, uccisi a Gerona, città della Catalogna, in Spagna, durante il IV secolo. La notizia è riportata in un antico Breviario di Gerona che pone questo lungo elenco di martiri all'epoca della persecuzione di Diocleziano (243-313). Nel 1336 il vescovo di Gerona, Arnau de Camprodón, scoprì le reliquie dei martiri e dedicò ad essi un altare nella cattedrale cittadina, poi nei secoli questi martiri, elencati in una lunga lista dal «Martirologio Geronimiano», sono stati celebrati a gruppi in date diverse, di alcuni di essi il suddetto Martirologio e altri documenti e iscrizioni lapidarie riportano i nomi con qualche piccola aggiunta; è il caso dei martiri Germano, Giusturo, Paolino e Sicio, con festa al 31 maggio, Paolino e Sicio sarebbero antiocheni, mentre Germano, Giusturo e tutti gli altri dell'elenco sembrano essere africani. Il solo nome della martire Amelia, riportato nel lungo elenco dei martiri per la fede, morti a Gerona, ma inquadrati nella grande carneficina che infuriò nell'impero romano, durante la persecuzione di Diocleziano, non ci permette di sapere altro.
Il sole sorge alle ore 8,11 e tramonta alle ore 16,53
«La guerra è sempre una sconfitta dell’umanità: non costruisce il futuro, lo divora. La pace, invece, è un atto di coraggio quotidiano, che chiede giustizia, ascolto e responsabilità.»
(Papa Leone XIV)
È una frase che colpisce perché rovescia la retorica muscolare della guerra: niente eroismi, niente vittorie, solo macerie umane e politiche. Leone XIV insiste su un punto scomodo ma decisivo: la pace non è passività né buonismo, ma scelta faticosa e concreta, che chiama in causa governi, popoli e coscienze. In tempi di riarmo linguistico prima ancora che militare, è un richiamo che suona quasi controcorrente — e proprio per questo necessario.




