FEDE E RELIGIONI - 02 gennaio 2026, 08:00

Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti

Nella Solennità di Maria Madre di Dio, il Papa presiede la Messa nella Basilica vaticana e, all'inizio del nuovo anno, incoraggia a vivere “liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono”, aperti allo spirito di fratellanza “senza calcoli e senza paura”. E, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza, l’invito è ad accostarsi al Presepe, “nella fede, come al luogo della pace disarmata e disarmante per eccellenza”.

Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti

Antonella Palermo – VN

«Nella gioia dell’Ottava del Santo Natale veneriamo Maria Santissima Madre di Dio, che ha dato al mondo il Principe della pace, colui che ci riconcilia nel suo amore».

Fin dall’Atto penitenziale della Messa presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, il tema centrale è la pace: così preziosa e così fragile, dono ricevuto ma da invocare costantemente, perché continuamente messa a rischio dalle bramosie dell’uomo. Nella 59ª Giornata Mondiale della Pace, celebrata oggi 1° gennaio, la liturgia si fa canto di lode per la “verginità feconda” grazie alla quale Dio ha voluto donare agli uomini, come recita la preghiera di colletta, i beni della salvezza eterna. È il paradosso già rimarcato nei Primi Vespri.

Nell’omelia, commentando le letture bibliche, il Pontefice richiama la “bellissima benedizione” del Signore nel Libro dei Numeri e sottolinea il rapporto tra Dio e il popolo di Israele, la dimensione sacra e feconda del dono, la promessa di una terra in cui vivere e crescere “senza più ceppi e catene”: una vera rinascita.

All’inizio del nuovo anno, ricorda Leone XIV, ogni giorno può essere per ciascuno l’avvio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della libertà umana. È bello pensare all’anno che inizia come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarsi per grazia, “liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono”, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre accompagna.

Citando la Gaudium et spes, il Papa evoca il destino meraviglioso promesso dal Creatore e invita a sentire, in ogni momento, il calore dell’abbraccio paterno di Dio e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere chi siamo e verso quale destino siamo incamminati. Al tempo stesso, l’invito è a rendere gloria a Dio con la preghiera, la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà.

Alla celebrazione hanno partecipato circa 5.500 fedeli nella Basilica di San Pietro.

Il Pontefice, di tradizione agostiniana, richiama poi un sermone di Sant’Agostino sulla totale gratuità dell’amore di Dio, tratto fondamentale di un amore “disarmato e disarmante”. Parole quanto mai attuali in un tempo segnato da progetti bellici ciechi e senza scrupoli: le spade dell’antichità sono oggi le armi sofisticate della modernità.

«Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo o eliminando i fratelli – afferma Leone XIV – ma sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura».

Il Papa si sofferma quindi sulla figura di Maria, “discepola umile” che ha accompagnato la missione di Gesù fino alla croce con una docilità del cuore capace di accogliere e trasformare. Maria, spiega, ha abbassato ogni difesa, rinunciando a pretese e garanzie, consacrando senza riserve la propria vita al Figlio. Nella sua maternità divina si incontrano due realtà “disarmate”: Dio che rinuncia ai privilegi della divinità per farsi carne e l’essere umano che, nella libertà, ne abbraccia il volere.

Il “volto” è una delle parole chiave dell’omelia: la fede cristiana è contemplazione di Dio fatto carne. Per questo, all’inizio del nuovo anno e in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza, il Papa invita ad accostarsi al Presepe come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza, luogo della benedizione e della memoria dei prodigi compiuti dal Signore nella storia della salvezza e nella vita di ciascuno.

La celebrazione si conclude con la Preghiera universale, che invoca la pace per tutti i popoli, perché tacciano le armi e i governanti siano ispirati da propositi di giustizia e fraternità, con gesti concreti anche per la salvaguardia del creato. Un segno di speranza affidato in particolare ai giovani, presenti nella processione offertoriale, simbolo di un futuro che chiede pace, dignità e fiducia.

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