Le Messager Campagnard - 27 dicembre 2025, 08:00

Vallée d’Aoste DOC: l’eccellenza alpina raccontata da Nicolas Bovard

Il presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta ci guida tra vigne e cantine della regione, raccontando identità, sfide e successi della produzione vitivinicola valdostana

Nicolas Bovard

Nicolas Bovard

La Valle d’Aosta non è solo montagne, castelli e panorami mozzafiato: è anche terra di vini che stanno conquistando palcoscenici internazionali. Dal Merano Wine Festival 2025 ai riconoscimenti della Guida Vinibuoni d’Italia, il Consorzio Vini Valle d’Aosta lavora per far emergere la qualità e l’unicità dei vitigni autoctoni. Ne parliamo con il presidente Nicolas Bovard, che racconta come un territorio così piccolo riesca a farsi grande tra i migliori vini italiani.

Signor Bovard, può raccontarci brevemente la nascita e la missione del Consorzio Vini Valle d’Aosta?
«Nel 2022 l’ex associazione di viticoltori Vival, con l’intento di assumere maggiore autorevolezza, si è trasformata nel Consorzio di Tutela. La sua missione è proteggere e valorizzare la viticoltura valdostana, promuovendola in Italia e nel mondo».

Quali obiettivi principali perseguite nel valorizzare la produzione locale?
«Puntiamo a valorizzare e tutelare la DOC Valle d’Aosta–Vallée d’Aoste, salvaguardare le varietà autoctone, sostenere la formazione tecnica dei viticoltori e promuovere la cultura del vino valdostano in Italia e all’estero».

Quante aziende fanno parte del Consorzio e quali caratteristiche le accomunano?
«Oggi il Consorzio riunisce 49 realtà tra aziende, cooperative, società agricole e piccoli viticoltori. Le accomuna una viticoltura eroica, frammentata in micro-parcelle spesso in zone impervie, dove il lavoro manuale resta fondamentale».

In che modo la biodiversità alpina influenza le tipologie di vini prodotti?
«La Valle d’Aosta, con escursioni termiche marcate tra giorno e notte, altitudini che vanno dai 300 ai 1.300 metri ed esposizioni diverse, offre condizioni climatiche irripetibili. Questa biodiversità si traduce in vini freschi, minerali, aromatici e dalla forte identità territoriale».

La partecipazione al Merano Wine Festival e i premi ottenuti che significato hanno per il Consorzio e per le aziende?
«Sono conferme importanti per un territorio piccolo ma di grande valore. Premi e selezioni autorevoli permettono alle aziende di emergere sui mercati e rafforzano la credibilità della produzione valdostana».

Come viene percepita la Valle d’Aosta dai buyer e dagli appassionati di vino in Italia e all’estero?
«Con crescente interesse: il mercato apprezza la rarità delle produzioni, accompagnata da realtà familiari che le lavorano, e l’unicità dei vitigni autoctoni».

Quali sono i vitigni autoctoni che più rappresentano la Valle d’Aosta?
«Nonostante le dimensioni ridotte, la Valle d’Aosta è molto variegata e può coltivare una miriade di varietà autoctone. Quelle su cui oggi il Consorzio sta puntando maggiormente sono Prié Blanc, Petite Arvine e Muscat per i bianchi, Petit Rouge, Fumin e Nebbiolo per i rossi».

La sostenibilità è un tema centrale: come la affrontano le aziende aderenti?
«In Valle d’Aosta la sostenibilità ha due grandi sfide. Quella ambientale, perché viviamo in una regione con un’altitudine media di 2.000 metri, ricca di ghiacciai, boschi e pascoli da tutelare. Ma anche quella sociale: le nostre sono micro-aziende che operano in un territorio difficile e che, senza un reddito adeguato e un supporto tecnico, rischiano di non sopravvivere».

Quali sono le principali iniziative di promozione oltre al Merano Wine Festival?
«Nei prossimi anni puntiamo alla partecipazione a fiere di settore come Vinitaly. Inoltre collaboreremo con gli enti del territorio e con le aziende per la formazione degli operatori del settore e ospiteremo la stampa per raccontare le peculiarità della nostra regione».

Ci sono progetti per rafforzare la presenza internazionale dei vini valdostani?
«Negli ultimi anni la sensibilità verso i vini di montagna è cresciuta anche a livello internazionale. Stiamo valutando con i nostri associati quali mercati esteri siano prioritari, per concentrare le energie su pochi obiettivi strategici».

Quali sono oggi le principali difficoltà per il settore vitivinicolo valdostano?
«I costi di gestione viticola e vinicola sono in costante aumento e le piccole aziende ne risentono maggiormente. In questo contesto diventano fondamentali la cooperazione e il ruolo del Consorzio, insieme a un clima sempre più incerto che ogni anno pone nuove sfide».

Guardando al futuro, quali sono le ambizioni del Consorzio nei prossimi cinque anni?
«L’obiettivo è dare un’identità chiara e forte alla Vallée d’Aoste DOC, tutelando il lavoro quotidiano con regole condivise e informando il maggior numero possibile di consumatori».

Un consiglio ai lettori per apprezzare al meglio i vini valdostani?
«Il modo migliore per apprezzarli è visitare i luoghi di produzione e i vigneti: solo così si può comprendere davvero l’asperità e l’unicità del terroir valdostano».

pi.mi.

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