«Il bilancio presentato al Consiglio regionale, pur rappresentando in modo compiuto gli interventi previsti per il prossimo triennio, assume quest’anno una connotazione prevalentemente tecnica». Renzo Testolin apre così il suo intervento in chiusura della seduta del 15 dicembre, e la parola chiave è tutta lì: tecnica. Un termine che, in politica, spesso serve a mettere una cornice prudente attorno a scelte che prudenza non sono affatto.
Il Presidente rivendica la natura di “bilancio-cornice”, figlio della fine di una legislatura e dell’avvio di quella nuova, e lo dice chiaramente: «Si tratta quindi di un bilancio coerente con le linee programmatiche di governo e in continuità con le scelte già operate». Continuità, dunque. Nessuna svolta, nessuna discontinuità, ma un tracciato che prosegue, rimandando alle variazioni in corso d’anno l’adattamento alle richieste del territorio e degli enti locali. Una scelta comprensibile sul piano istituzionale, ma che politicamente fotografa un esecutivo attento a non forzare la mano in una fase ancora delicata.
«Il bilancio conferma l’attenzione a temi centrali per lo sviluppo della comunità valdostana», prosegue Testolin, elencando sostenibilità, resilienza, sviluppo economico, sicurezza, servizi alla persona ed equità sociale. Un elenco ampio, quasi obbligato, che prova a tenere insieme tutto. Ma è quando si entra nel dettaglio che emergono le vere priorità.
«Alla luce dei recenti eventi calamitosi che hanno colpito il territorio regionale, viene confermato il forte impegno in materia di protezione civile», sottolinea il Presidente. I numeri parlano chiaro: decine di milioni tra protezione civile, emergenze, antincendi, difesa del suolo e cantieri forestali. Una scelta che risponde a un’esigenza reale, figlia di un territorio fragile e di eventi estremi sempre più frequenti. Qui il bilancio smette di essere neutro e prende una posizione netta: la sicurezza del territorio non è più rinviabile.
Testolin insiste anche sulla rete dei soccorsi, dall’elisoccorso notturno alla Centrale Unica di Soccorso, fino al soccorso alpino e sulle piste. «Prosegue il percorso di valorizzazione delle strutture che costituiscono presidio di sicurezza sul territorio». Un messaggio politico chiaro: investire sulla sicurezza significa investire sull’identità stessa della montagna abitata.
Accanto alla sicurezza, il Presidente colloca mobilità e accessibilità. «Il bilancio sostiene la mobilità e l’accessibilità del territorio», dice, ricordando le agevolazioni tariffarie e la mobilità sostenibile. Ma il passaggio più pesante è quello sugli impianti a fune e su Cervinia. «Per il 2026 sono previsti 35 milioni per l’aumento di capitale della Cervino spa», afferma Testolin, rivendicando il ruolo degli impianti come volano economico e strumento contro lo spopolamento. Qui la linea è netta: la Regione continua a puntare forte sul modello turistico montano tradizionale, consapevole che è ancora lì che si gioca una fetta decisiva dell’economia valdostana.
Non manca il riferimento alle politiche per la casa, all’efficientamento energetico, al sostegno all’imprenditoria agricola e turistica. «Per l’agricoltura e lo sviluppo rurale si dispongono circa 47 milioni nel triennio», ricorda il Presidente, mentre al turismo vanno 14 milioni per la promozione. Cifre importanti, che però pongono una questione di fondo: basteranno a reggere l’urto dei cambiamenti economici e climatici in corso?
Sul fronte dei servizi, Testolin tocca due pilastri sensibili. «Prosegue il rafforzamento dell’Università della Valle d’Aosta», afferma, parlando di finanziamento ordinario e studentato di Palazzo Cogne. E poi la sanità: «Alla sanità sono destinati 345 milioni per il 2026». Numeri imponenti, accompagnati dagli investimenti sul Parini e sull’ospedale di comunità di Verrès, e da risorse rilevanti per politiche sociali, anziani e prima infanzia. È qui che il bilancio prova a rispondere alle attese più alte dei cittadini, quelle che non ammettono scorciatoie.
In chiusura, Testolin sceglie una metafora domestica: «Il bilancio è un esercizio che richiede molta attenzione e come in una famiglia comporta scelte che inizialmente possono non essere condivise». Un’immagine che smorza il conflitto e richiama al senso di responsabilità collettiva. Ma la politica, si sa, non è una famiglia. È fatta di visioni, di priorità dichiarate e di conseguenze concrete.
Questo bilancio mette in sicurezza il presente e rinvia molte scelte al futuro prossimo. È una manovra di equilibrio, forse inevitabile, che però lascia aperta una domanda politica centrale: nel 2026 la Regione avrà il coraggio di passare dalla gestione alla direzione, dalla continuità a una visione più esplicita di dove vuole andare la Valle d’Aosta.




