CRONACA - 09 settembre 2025, 10:15

Una palla ovale trasformata tra i pali

Il rugby diventa strumento di reinserimento sociale, insegnando valori di squadra, solidarietà e fiducia che vanno oltre il campo sportivo

Da sinistra in alto Dott. Gerardo Di Carlo, Direttore SerD, Paolo Calosso del Direttivo ASD Stade Valdotain Rugby, Francesco Fida Presidente ASD Stade Valdotain Rugby, Sveva Mancini Educatrice SerD.

Da sinistra in alto Dott. Gerardo Di Carlo, Direttore SerD, Paolo Calosso del Direttivo ASD Stade Valdotain Rugby, Francesco Fida Presidente ASD Stade Valdotain Rugby, Sveva Mancini Educatrice SerD.

Sul campo sportivo di Sarre l’aria si riempie di grida e di risate, ma anche di concentrazione e disciplina. Qui prende forma il progetto “Metaa! Il Rugby come stile di vita”, promosso dal SerD e dall’ASD Stade Valdotain. Non è solo sport: è reinserimento sociale, è crescita personale. «Il rugby è molto più di una palla e di due pali», spiega il Presidente Francesco Fida. «Insegna lealtà, solidarietà, rispetto delle regole e dell’avversario, lavoro di squadra e autocontrollo. È un mezzo potente per il recupero sociale».

Gli allenamenti sono guidati dal tecnico German Parra insieme a un’educatrice e a una psicoterapeuta del SerD. Ogni esercizio è un’occasione per confrontarsi, riflettere e sperimentare la collaborazione. «Le persone affette da dipendenza vivono spesso in solitudine», sottolinea il Direttore del SerD, Dottor Gerardo Di Carlo, «lo sport diventa un ponte verso il mondo e verso l’altro». E infatti, non si tratta solo di passaggi e placcaggi: ogni movimento sul campo è integrato a momenti di riflessione, laboratori e discussioni guidate, con attenzione costante alla crescita individuale e collettiva.

Non mancano momenti di socialità e divertimento, pensati per rinforzare il senso di comunità. Dalle pizzate alla Comunità Terapeutica La Svolta alle grigliate di Asado al campo, i pazienti hanno l’occasione di condividere esperienze con allenatori, dirigenti e rappresentanti della FIR. «Il progetto è pensato per creare motivazione e appartenenza», racconta Parra, «non solo per insegnare sport, ma per far crescere persone».

Il percorso dimostra quanto lo sport possa essere uno strumento educativo potente: sul campo si impara a rispettare gli altri, a gestire le emozioni e a misurarsi con regole comuni. L’attività fisica diventa occasione di consapevolezza corporea, mentre la socialità rafforza legami, fiducia e autonomia. «Partecipare agli allenamenti, condividere impegno e regole è una preziosa opportunità di salute e di nuove motivazioni», riprende Di Carlo, ricordando come il rugby possa fungere da palestra di vita.

In questo contesto, la palla ovale non è più solo un oggetto di gioco: diventa simbolo di riscatto, di integrazione, di speranza. È la testimonianza concreta che il reinserimento sociale passa anche dalla disciplina, dalla condivisione e dalla capacità di affrontare le sfide insieme. Come sottolinea Fida, «il rugby è uno strumento per crescere come individui e come comunità».

Ed è proprio così: tra placcaggi, passaggi e mete, il progetto “Metaa!” dimostra che il futuro si costruisce con valori condivisi, fatica e sorrisi. Come direbbero i francesi, «Le sport est un langage universel qui ouvre des portes vers la vie».

pi.mi.

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