Le Betoneghe hanno trovato il loro buen retiro: non più dietro le persiane di via De Tillier, ma sedute a La Cave, con un calice in mano e la vista privilegiata sul passaggio umano e politico della città. Altro che balconi: da lì si scruta, si origlia, si commenta. L’osservatorio perfetto per registrare voci e sussurri che da soli valgono più di una conferenza stampa.
E mentre le lingue si sciolgono tra un rosso e un bianco, la cronaca porta notizie meno allegre: l’incendio di Saint-Denis ha fatto tremare non solo i tetti, ma anche la percezione di sicurezza in un’estate che non finisce mai di stupire con eventi estremi. A Oyace, invece, la sindaca Clos si ritrova a contare i danni della colata detritica dal Varère: la terza in quattro anni, come un abbonamento non richiesto al bollettino dei disastri naturali. Un Comune intero con l’orecchio teso al semaforo automatico che decide se si passa o non si passa. Montagna bella e terribile, dicevano i vecchi.
Ma la politica non molla il colpo e si presenta con le sue solite facce note. “Una lista rappresentativa dell’intera Valle d’Aosta” promettono gli autonomisti, e dentro ci infilano dieci tra consiglieri regionali uscenti o già passati, con il ritorno di Marco Viérin a ricordarci che la politica valdostana somiglia sempre più a un vinile: la puntina gira, ma la musica è la stessa da trent’anni. Rappresentativa sì, ma di cosa? Di un casting alla RSA, come direbbe qualcuno?
Intanto, in quota, la Skyway archivia una stagione record. Tutti su a vedere il Monte Bianco con la coda alla biglietteria e il portafoglio più leggero. Da ottobre, però, stop forzato per la manutenzione, con 11 tonnellate di fune d’acciaio da issare a tremila metri. Altro che record: qui ci vuole un’apnea per il portafoglio.
E così, tra incendi, colate, vecchie glorie politiche e record turistici, la Valle si muove tra il serio e il faceto. Ma tranquilli, le Betoneghe sono sempre all’erta: ogni frase captata a La Cave vale più di mille comunicati stampa.
Un consigliere, per nulla nuovo alle cronache, ha già ordinato i biglietti da visita con scritto “rieletto”. Mancano solo gli elettori a confermare la sua fantasia tipografica.
Pare che un candidato, presentatosi come “voce nuova”, sia stato avvistato a spolverare le vecchie foto in cui tagliava nastri nel 2005. Vintage politico.





