CULTURA - 26 luglio 2025, 11:27

Ayas, parte il censimento dei manufatti in pietra ollare

Nel Vallone delle Cime Bianche prende il via un progetto di catalogazione degli oggetti in pietra ollare presenti sul territorio di Ayas. Marcello Dondeynaz: “Un patrimonio materiale unico da valorizzare, che racconta secoli di vita e lavoro nella nostra valle”

Ayas, parte il censimento dei manufatti in pietra ollare

Martedì 29 luglio prenderà ufficialmente avvio ad Ayas il censimento dei manufatti in pietra ollare, nell’ambito del progetto HPMR – Hope Park Monte Rosa, finanziato dalla ditta Patagonia. L’iniziativa punta a catalogare i numerosi oggetti sparsi sul territorio, molti dei quali custoditi nelle case private. Il lavoro è affidato all’archeologo Mauro Cortelazzo e sarà accompagnato da un’attività di contatto diretto con la popolazione, in particolare nelle frazioni di Saint-Jacques e Frachey.

“Vogliamo costruire una banca dati organica e dettagliata che restituisca finalmente identità e visibilità a un patrimonio che parla della nostra storia locale, del lavoro, della creatività e della quotidianità di intere generazioni”, spiega Marcello Dondeynaz, coordinatore del progetto.

La pietra ollare, roccia metamorfica affiorante naturalmente in varie aree della Valle d’Aosta, veniva utilizzata fin dalla preistoria per la realizzazione di recipienti e vasellame, grazie alla sua lavorabilità e resistenza termica. Le tracce di queste attività artigianali sono visibili ovunque nella zona di Ayas, sotto forma di coni di scarto, resti di tornitura, o come veri e propri oggetti ancora conservati nelle abitazioni.

“Ogni oggetto è un testimone silenzioso – racconta Dondeynaz –. Alcuni servivano a cucinare, altri a conservare alimenti o liquidi. Sono il risultato di tecniche raffinate, tramandate per secoli. Catalogarli, fotografarli, descriverli significa salvarli dall’oblio e offrire a chi vive qui un nuovo sguardo sulla propria identità.”

Ma non si tratta solo di archeologia materiale: il censimento mira a coinvolgere attivamente gli abitanti, residenti e villeggianti, per mappare la distribuzione di questi reperti, documentarne le caratteristiche e raccontarne le storie.

“L'appello che rivolgiamo è semplice: se possedete oggetti in pietra ollare, fatecelo sapere. Non vogliamo portarveli via, né stimarne il valore economico: ci interessa conoscerli, documentarli e valorizzarli insieme.”

Il Vallone delle Cime Bianche – prosegue Dondeynaz – “è un museo a cielo aperto ancora tutto da esplorare, con affioramenti di pietra ollare, tracce di antiche cave e laboratori diffusi lungo i versanti di Tzére, Mase, Rollin, fino al colle del Plateau Rosà. È un unicum in tutta la regione alpina, che merita finalmente attenzione.”

Grazie alla tecnologia GIS e GPS applicata sulle Carte Tecniche Regionali, sarà possibile anche mappare i luoghi di estrazione e lavorazione, integrando i dati raccolti con quelli già noti agli archeologi. In parallelo, si lavorerà alla schedatura degli oggetti, corredata da documentazione fotografica e grafica.

Per segnalazioni e informazioni, è possibile contattare il team tramite:

Email: mail.cimebianche@gmail.com

Telefono/WhatsApp: Claudio 349 6976159 – Lorenza 333 2045797

“Ci auguriamo – conclude Dondeynaz – che questo censimento sia solo il primo passo verso una vera valorizzazione culturale e comunitaria della pietra ollare di Ayas, capace di unire passato, presente e futuro della nostra valle.”

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