CRONACA - 18 luglio 2025, 21:16

Valnontey: il coraggio della responsabilità condivisa

Il Comune di Cogne lancia un concorso di idee per ripensare la Valnontey. Sicurezza, ambiente, ma soprattutto partecipazione collettiva: così si costruisce un futuro consapevole, oltre la retorica dell’emergenza

Distruzione dell'alluvione a Valnontey

Distruzione dell'alluvione a Valnontey

In un’epoca in cui ogni post sui social pretende di essere verità assoluta e ogni voce gridata si trasforma in notizia, servono coraggio e metodo per non cedere all’improvvisazione. Serve responsabilità, vera, quella che non cerca il consenso facile ma lavora in silenzio, con trasparenza e rigore. È questa la linea scelta dal Comune di Cogne per affrontare uno dei dossier più delicati degli ultimi anni: la ricostruzione della Valnontey, dopo l’alluvione che ha colpito duramente uno dei luoghi più amati – e fragili – della Valle d’Aosta.

Di fronte a “una crescente diffusione di informazioni parziali o inesatte sui social e sui media”, l’Amministrazione ha deciso di chiarire pubblicamente la propria posizione. E lo fa con un documento che non è solo un comunicato, ma un manifesto politico-amministrativo.

“In questi mesi, anche in situazioni complesse come il mantenimento di viabilità provvisoria o guadi su torrenti, l’Amministrazione si è assunta la piena responsabilità di decisioni difficili. Questo spirito continuerà a guidare il Comune di Cogne: assumersi responsabilità, ascoltare, agire con coraggio e concretezza per una rinascita condivisa e consapevole della Valnontey.”

Niente scorciatoie, niente scorci di populismo. Il Comune rivendica con orgoglio il proprio ruolo decisionale, ma annuncia anche un cambio di passo nella gestione post-emergenziale. Mentre le opere di ripristino essenziali (strada e sottoservizi fino al canalone di Teuf) restano in capo al Commissario nazionale nominato dal Ministero, tutto il resto sarà frutto di un processo partecipato. Ed è qui la svolta.

“Non caleremo decisioni dall’alto. In risposta a chi chiede più ascolto e condivisione, lanceremo un concorso di idee aperto a tecnici, professionisti e membri della comunità, per ripensare insieme la riqualificazione dell’abitato, delle aree golenali e della viabilità.”

Una dichiarazione netta, che prova a trasformare la fase più delicata – quella della ricostruzione – in una grande occasione civica. La logica dell’urgenza cede il passo a quella della visione. “Pur trattandosi di interventi in somma urgenza, per i quali non era prevista l’attivazione di una Valutazione Ambientale”, si legge nel documento, “abbiamo deciso volontariamente di avviare un confronto aperto con i cittadini e con il mondo tecnico”.

Dunque sì alla trasparenza, sì al coinvolgimento, ma senza perdere di vista metodo, regole e tempi certi. Perché la partecipazione non sia solo una parola buona per i titoli ma prenda forma concreta, utile, verificabile.

“Il concorso sarà guidato da criteri tecnici di sicurezza e compatibilità ambientale, ma offrirà massima libertà progettuale, affinché emerga il meglio della creatività e dell’intelligenza collettiva.”

Tutti gli strumenti necessari verranno messi a disposizione: studi idraulici, rilievi topografici, vincoli ambientali. Non per costruire castelli in aria, ma progetti realizzabili, in linea con la normativa locale, nazionale ed europea.

Una sfida non da poco, che richiede maturità da parte di tutti: istituzioni, tecnici, cittadini. Il messaggio è chiaro: chi vuole partecipare, dovrà farlo davvero, con spirito costruttivo e volontà di confrontarsi. Il resto, è rumore.

“Solo un percorso con tempi definiti, regole trasparenti e criteri solidi può portare a risultati efficaci, evitando il rischio di fermarsi alle sole buone intenzioni.”

Cogne scommette quindi su un nuovo approccio: dalla gestione dell’emergenza a una visione strategica. Ma non sarà un cammino semplice. Servirà equilibrio tra tutela ambientale e funzionalità, tra memoria dei luoghi e necessità di adattamento al cambiamento climatico. Servirà senso del limite, ma anche ambizione. E soprattutto, fiducia reciproca.

Perché – come conclude il Comune – “la rinascita di un luogo così speciale non può che partire da chi lo vive e lo ama”. E da chi è disposto, davvero, ad assumersi una responsabilità: quella di ricostruire non solo le strade, ma anche il patto tra cittadini, istituzioni e natura.

pi.mi.

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