In un’epoca in cui la parola “vocazione” sembra appartenere a un’altra lingua, la storia di Simone Garavaglia sorprende e interroga. Il prossimo 22 giugno, nella solennità del Corpus Domini, Simone sarà ordinato diacono nella Cattedrale di Aosta alle ore 15.00. Ha 31 anni, è originario del Nord-Ovest tra Lombardia e Piemonte, ma da tempo ha trovato casa, radici e fede tra i silenzi di Challand-Saint-Anselme e i boschi della Val d’Ayas. E proprio tra queste montagne ha maturato una scelta definitiva: mettersi al servizio della Chiesa valdostana come futuro sacerdote.
Ma cosa significa essere ordinato diacono? È molto più che una tappa intermedia. Il diaconato è il primo grado del sacramento dell’Ordine. Chi riceve quest’ordinazione è chiamato a vivere una vita di servizio: alla Parola di Dio, alla liturgia, alla comunità. Il diacono può proclamare il Vangelo, predicare, battezzare, celebrare matrimoni e benedizioni, ma soprattutto — come sottolinea Simone — “abitare la fede con le persone, camminando insieme nella quotidianità”. È un ministero di prossimità, di ascolto e di guida, non dall’alto ma dal fianco.
La vocazione di Simone non è nata all’improvviso. È sbocciata lentamente, tra studio, discernimento, incontri e preghiera. Dalla simpatia iniziale per i domenicani alla decisione definitiva di diventare prete diocesano, passando per anni di formazione filosofica e teologica a Bologna, Roma e ora — prossimamente — a Milano. Dietro c’è un cammino profondo, intellettuale ma anche spirituale e umano. Una ricerca dell’Essenziale, come lui stesso scrive, che si riflette anche nella scelta di una vita meno “imprenditoriale” e più “artigianale”, come quella che si può vivere in una diocesi piccola e montana come quella di Aosta.
Il tono della sua lettera — pubblicata sul sito della Diocesi — è quello di chi ha compreso che la chiamata di Dio non è solo un fatto personale, ma una missione da condividere. Con semplicità e intensità, Simone confessa di voler “vivere con, in, di e per il Signore”, cercando di rendere visibile il Cristo attraverso gesti, parole, relazioni. Una vita piena, che non si accontenta di sapere o credere, ma desidera accompagnare, annunciare, testimoniare.
Dopo l’ordinazione, Garavaglia continuerà gli studi di specializzazione tra Milano e la Valle d’Aosta, alternando l’approfondimento teologico con il servizio pastorale in diocesi. La sua sarà una presenza discreta, ma concreta. Un diacono con la testa immersa nei libri e il cuore aperto alla gente.
In tempi in cui le vocazioni scarseggiano e le comunità si assottigliano, la sua scelta ha il sapore di una buona notizia. Non per nostalgia del passato, ma per fiducia nel futuro. Una presenza giovane, preparata, innamorata del Vangelo, che crede nella forza delle relazioni autentiche e nella bellezza della Chiesa locale.
Et pour conclure, une phrase simple, mais forte :
Le Seigneur continue d’appeler. Écoutons, discernons, répondons.





