Le Messager Campagnard - 03 gennaio 2024, 10:25

La vitalità dell'allevamento valdostano tra tradizione e futuro

Il calendario 2024 dell'AREV (Association Régionale Éleveurs Valdôtains) rivela la resilienza dei giovani e degli allevatori più esperti nell'affrontare le sfide della modernità e della burocrazia. Dal mantenimento delle tradizioni alla ricerca di soluzioni innovative, l'allevamento in Valle d'Aosta continua a essere un baluardo cruciale, mantenendo viva la preziosa eredità della regione

foto tratte dal calendario

foto tratte dal calendario

Un'altra estate è appena trascorsa e solo qualche giorno dopo, alla vigilia di San Michele, data simbolica che segna la fine della transumanza e il ritorno dei mandriani, terminiamo il nostro 19° giro degli alpeggi. Dodici escursioni che ci hanno permesso di scoprire nuovi luoghi (5, portando il totale degli alpeggi censiti fino ad oggi a 208) e di percorrere sentieri già battuti negli anni precedenti, da quasi vent'anni dall'inizio di questo progetto. E' quanto scrive Livio Munier illustra il calendario 2024 dell'Associazione Allevatori Valdostani - Arev, che sarà presentato spiega il Venerdì 5 gennaio 2024 alle ore 17.30 presso lo stand AREV al Marché Vert Noel di Aosta in piazza della Cattedrale.

Ricorda ancora Livio Munier: "In questa bella giornata di inizio autunno, ci troviamo a La Châtelaine, sopra il grazioso villaggio di Vetan, dove finalmente siamo riusciti a chiudere il cerchio. È il giovane montanaro, Vincent Quendoz, a fornirci informazioni sulla gestione e la storia della sua azienda... nell'attesa dei camion che potrebbero arrivare da un momento all'altro per caricare le mucche dei vatchë (proprietari delle mucche affittate). Il nostro viaggio era iniziato due mesi prima a Valtournenche, al Grillon, piccolo alpeggio sopra Perrère, dove Sabrina e Laurent e i loro tre bambini (Aline, Annie e Jean-André) hanno un'organizzazione del lavoro molto particolare.

Vincent, la famiglia Verthuy... tutti giovani allevatori. Sì, abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti giovani sulle alte terre. Giovani che, ovviamente, si sono armati di coraggio e determinazione per affrontare i numerosi ostacoli che regolamenti, sempre più astrusi e lontani dalla nostra realtà, disseminano costantemente sul loro cammino... E che dire di un mercato e di un'economia sempre più sregolati che, esasperando i piccoli attori, mirano alla loro scomparsa? In risposta, in Valle d'Aosta, ci sono ancora uomini e donne pronti a resistere. Così abbiamo visto ancora altri giovani perpetuare i rituali e le conoscenze dei loro antenati: Manuel Dalbard, tra i giovani papà, a L’Alpettaz di Valgrisenche; Michele, Alex e Joëlle Stévenin, figli e nipoti di Olga Consol, che la aiutano nella gestione dell'alpeggio di Champas a Fontainemore... Il contributo dei giovani si rivela fondamentale anche a Gemme (Ayas) e a Loo (Gressoney-Saint-Jean). Denis, ancora molto giovane, è ora un coraggioso e affidabile pastore che guida il suo gregge sulle ripide pendici attorno al magnifico villaggio di Mascognaz, mentre la nuova attività agrituristica a Obreloo, inaugurata nel 2017, non sarebbe nemmeno pensabile per Lidia e Rino senza l'aiuto del loro figlio Simone. Anche Fulvio Follioley, sebbene già quarantenne, fa parte della nuova ondata, avendo iniziato la sua carriera di allevatore solo sette anni fa, un apprendistato che quest'anno ha perfezionato a Cunéaz di Ayas.

Se i giovani ci danno molta speranza per il futuro, la vecchia guardia non ha affatto voglia di "gettare le armi". Ivana Glassier ed Emilio Desandré (34 stagioni nella valle di By) e Felicino Chabloz (47 estati nella valle di Saint-Barthélemy) saranno ancora lì, sembra, dalla festa di San Bernardo alla festa di San Michele, perpetuando una tradizione - dove il lavoro si intreccia inestricabilmente con la passione - di cui non possono fare a meno.

Nelly e Ivo Empereur alle Suches, Camillo Brédy a Frumière e Carlo Porliod al Plan Ruet, sono agricoltori che possiamo inserire nella generazione intermedia: non sono più giovani ma hanno ancora degli anni belli davanti a loro per godere pienamente delle competenze acquisite e dell'opportunità di rimanere in stretto contatto con la natura e gli splendidi animali della razza valdostana.

Tuttavia, queste donne e questi uomini, giovani e meno giovani, nonostante il loro attaccamento alla montagna e al lavoro, devono confrontarsi quotidianamente con il culmine della burocrazia e con regolamenti sempre più incomprensibili; burocrazia e regolamenti che si preoccupano sempre meno dell'efficienza e del risultato delle loro disposizioni: è come un gioco senza fine, un gioco in cui le carte possono cambiare in qualsiasi momento!

Così, anno dopo anno, l'esercito perde purtroppo effettivi ma quelli che restano (e, tutto sommato, sono ancora parecchi) continuano a resistere e a compiere un lavoro straordinario: preservare questo territorio e questo paesaggio dove la vacca valdostana svolge un ruolo essenziale e insostituibile.

Le dodici famiglie che abbiamo visitato durante l'estate del 2023 non si scoraggiano e, è certo, saranno ancora lì nel 2024. Li ringraziamo fin d'ora, così come ringraziamo tutti i loro colleghi che, in pianura, negli alpeggi e in montagna, perseverano nel loro impegno, instancabili come api nel loro alveare.

Per concludere, non possiamo fare altro che riprendere le stesse parole di un anno fa: manteniamo sempre un briciolo di speranza, restando quindi positivi e gridando forte e chiaro.

Livio Munier

red.

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