Mondo Artigiano - 08 novembre 2023, 18:00

La CNA non pensa a sé stessa ma all’interesse del Paese

E' importante fare squadra, di lavorare insieme, istituzioni e imprese con l’impegno a tornare a fare programmazione con attnezione agli istituti tecnici

Roberto Sapia

Roberto Sapia

“Non pensiamo mai solo a noi stessi. Siamo impegnati a dare una prospettiva al Paese. Lo dice la nostra storia”. Così il Segretario Generale della CNA, Otello Gregorini, parlando di accesso al credito, lavoro e formazione ma anche del ruolo della piccola impresa e della funzione importante della rappresentanza.

“Non esiste contrapposizione e competizione tra piccola e grande impresa – ha detto Gregorini – anzi vorrei che in Italia ci fosse un numero maggiore di grandi imprese. La questione però è che il 99% del tessuto produttivo è costituito da imprese con meno di 50 dipendenti ma le norme, i bandi e le regole sono scritti sul restante uno per cento obbligando le piccole imprese a compiere enormi sforzi”.

Il Presidente di CnA, Roberto Sapia ricorda da parte sua che la necessità che ci sia coerenza tra la fotografia reale del Paese e le scelte che si fanno. “Il decisore politico deve ricordare la composizione del sistema produttivo – ha insistito – poi c’è il libero mercato e ogni imprenditore fa le sue scelte”.

“Fino a poco più di 10 anni fa c’era una lettura positiva dell’artigianato che oggi non c’è più e dobbiamo fare ogni sforzo utile per riaffermarla”. Anche il mondo della rappresentanza deve impegnarsi di più. Dobbiamo sempre ricordare che la nostra funzione è essere di utilità per le imprese.

Poi il tema dell’accesso al credito. “L’80% delle nostre imprese – ha sottolineato – non ha la capacità di trattare alla pari con il sistema bancario”, si torna allora al nodo cruciale che occorrono strumenti e norme cuciti sulla realtà della piccola impresa. Quindi è fondamentale il ruolo che devono e possono svolgere i Confidi per assicurare alle micro e piccole imprese l’accesso al credito, tanto più in una fase di restrizione di liquidità.

Infine giovani e immigrazione. “La classe dirigente deve abbandonare alcune letture ideologiche. Dobbiamo prendere atto della forte carenza di forza lavoro specializzata ed essere consapevoli che anche coinvolgendo l’intera platea dei ragazzi che non studiano e non lavorano non sarebbe possibile colmare il gap”.

E sui giovani “dobbiamo interrogarci tutti, imprese, associazioni, famiglie e istituzioni per dare una prospettiva positiva ai giovani e al paese”.

E' importante dunque fare squadra, di lavorare insieme, istituzioni e imprese con l’impegno a tornare a fare programmazione con attnezione agli istituti tecnici.

Ti potrebbero interessare anche:

SU