Vite in ascesa - 25 agosto 2023, 08:30

L’Isola del Tino

di Lodovico Marchisio

L'isola del Tino dall'alto

L'isola del Tino dall'alto

Quando, come in questo caso non ho ancora trovato altre cime alla mia portata nelle condizioni attuali da proporre, vado come di consueto a rispolverare vecchi itinerari con la prerogativa che siano per lo meno inconsueti e sicuramente non abituali.

Ho ripescato per quanto qui espresso, l’isola del Tino che è interamente riservata a zona militare. Per tale ragione è possibile visitare l’isola solo in due occasioni all'anno: il 13 settembre in occasione della festa di San Venerio e la domenica successiva.

Conseguenza ovvia del fatto che l'isola sia territorio militare è il divieto di attracco di ogni mezzo natante non autorizzato e la navigazione entro una fascia di sicurezza. Il suo territorio ha potuto così conservarsi indenne da sfruttamenti edilizi. 

La zona dei bagni 

Nei due soli giorni l'anno in cui è possibile visitare l'isola, la visita è limitata ad una piccola zona comprendente il molo d'attracco, la scogliera, l'Area Sacra (comprendente una chiesetta), la vecchia casamatta trasformata in piccolo museo nonché la salita carrozzabile che porta all'edificio del faro.

Attualmente il rischio di frane ha in realtà comportato che l'accesso al cenotafio di San Venerio e alla chiesetta siano momentaneamente interdetti. Quindi è meglio informarsi il giorno in cui si decide di fare la visita per sapere se nel frattempo la zona in oggetto sia stata ripristinata.

Per godere appieno della vista dell'isola e del panorama a 360° che si gode dalla sommità del faro è necessario aver ottenuto preventivamente l'autorizzazione da parte delle autorità militari.

L’Isola del Tino è ubicata nel Mar Ligure, all'estremità occidentale del Golfo della Spezia (chiamato anche Golfo dei Poeti) e il suo territorio fa parte del comune di Porto Venere. Essa dista 500 m dall'Isola Palmaria e 2,5 km dalla terraferma. Dal 1997 l'isola del Tino, insieme alle altre isole Palmaria e Tinetto, Porto Venere (o “Portovenere”) e le Cinque Terre è stata inserita tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

L'isola del Tino può essere considerata, fra le tre isole del Golfo, come quella "intermedia", sia come dimensioni, sia come posizione. A Nord troviamo l'isola Palmaria (già visitata più volte), la più estesa, mentre a Sud vi è l'isolotto del Tinetto, di dimensioni molto più ridotte (poco più di uno scoglio) che con imbarcazioni private, è abbordabile tutto l’anno. Attualmente infatti sia per il rischio di frane che di incendi, senza la vigilanza speciale degli organi preposti, anche se l’isola era ben presidiata perché nessun visitatore si inoltrasse in zone pericolose e vietate, si può solo salire per stradina o per delle scalinate che ne abbreviano il percorso, alla sommità del faro da cui si gode di una vista incomparabile sul Tinetto, Palmaria e di un panorama a 360° tutt’intorno anche se è sempre necessario firmare un nullaosta, prima di accedere alla sommità dell’isola.

Il giro all’esterno delle due balconate circolari, una dove vi è il faro di vetta e l’altra situata poco sotto, sono veramente adrenaliniche e valgono la pena di essere percorse per intero. Queste due chicche da sole meritano in pieno la visita dell’isola.

Scesi dalla cima (passeggiata di un’ora compresa la visita del faro), è ancora possibile inoltrarsi in una galleria aperta che conduce dopo 100 m circa a una grata con vista a  picco sul mare. Dopo la visita del faro siamo tornati quindi all’imbarco per la stessa stradina e ci siamo inoltrati sulla scogliera a destra della spiaggetta (verso di discesa).

Dopo un tratto roccioso, segue un marciapiede cementato molto stretto che transita a lato di favolosi e caratteristici piccoli calanchi dai quali vi era molta gente che si tuffava nel limpido mare sottostante in questo giorno festivo in cui era concessa la balneazione. Anni fa, quando ci sono andato, mi inerpicai in solitaria fin dove fosse possibile sino a un pulpito transennato da cui appare la zona rocciosa dell’isola con strapiombi alti più di 80 metri (anche se mi trovavo poco sotto la metà del percorso ad un’altezza di 30 metri dal mare in piena parete) con vista incomparabile del dirimpettaio Tinetto. Senza corda e autorizzazione non si può andare oltre.

Il battello diretto a Portovenere

Tornati al molo di partenza prima di lasciare l’isola quelli meno esperti hanno potuto fare un bagno ristoratore in un lembo di mare per grandi e piccini, ove l’acqua era bassa, adibito per questa rara occasione a piccola spiaggetta.

Dopo la festa del patrono di martedì 13 settembre (secondo giorno all’anno in cui è possibile scendere sull’isola) questo lembo di terra in mezzo al mare però torna a essere il sogno di molti e un tratto proibito della costa ligure per tutelarla come essa merita.

ascova

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