Consiglio Valle - 27 febbraio 2023, 17:44

L’anello debole

Abbiamo toccato, forse, il punto più basso e infimo della storia della Valle d’Aosta. Mai si era visto un corsa così sfrenata alla poltrona. Mai si era visto calpestare valori, principi, lealtà, coerenza. Una vera decadenza

L’anello debole

Le sirene ammaliatrici dei consiglieri regionali falsi autonomisti continuano ad ipnotizzare i naviganti la cui meta è la poltrona. Seduttrici per eccellenza, le sirene popolano da sempre le fantasie di chi agli interessi della comunità antepone quelli personali.

Come Omero si soffermava sull’impossibilità di sottrarsi all’ipnosi delle ammaliatrici - principalmente per esaltare l’azione del suo personaggio – chi ha impallinato Testolin ha ceduto. Insomma nella catena della maggioranza Testolin ci sono alcuni anelli deboli che rischiano di far precipitare nel baratro la Valle d’Aosta.

Sirene e ammaliati sappiano, però, che Testolin tornerà in Consiglio e sarà eletto presidente, con la sua Giunta, con più voti di quanti gliene sono mancati nella prima votazione.

Abbiamo toccato, forse, il punto più basso e infimo della storia della Valle d’Aosta. Mai si era visto un corsa così sfrenata alla poltrona. Mai si era visto calpestare valori, principi, lealtà, coerenza. Una vera decadenza.

La Valle d’Aosta nella sua storia più che millenaria ha dovuto rinnovarsi per non morire, per non congedarsi dalla storia. E quello che viviamo è uno di questi momenti. Ma parte della classe politica non risponde. Anzi, la risposta suona come un insulto agli elettori, ai padri dell’Autonomia, a chi crede nello Statuto Speciale.

Assistiamo a spettacoli indecenti con persone che firmano, danno la parola d’onere e dopo poche ore sono l’esempio più eloquente degli spergiuri.

La Valle d’Aosta e gli autonomisti sembrano rassegnati alla decadenza; ma non è così.

Non è tempo di rassegnarsi ad un destino di decadenza e senza futuro. Occorre evitare il collasso e guardare al paese rammentando che tutte le istituzioni regionali, come ha sottolineato il presidente del Celva, Alex Micheletto, hanno il precipuo compito di impegnarsi per il benessere delle comunità. In questo senso, c’è una questione prioritaria che è quella di costruire una cultura politica che sia completamente opposta a logiche di potere, che vada oltre e che faccia riferimento esclusivo alla capacità, all’esperienza, all’autorevolezza e che abbia come fine esclusivo diritti, bene pubblico, lungimiranza nelle prospettive di sviluppo e di rilancio della Valle.

Dopo il tradimento di venerdì scorso messo in campo da spregiudicati poltronisti le forze politiche si stanno incontrando per metterci una toppa. Avranno presente che la priorità non è certo fare alleanze con chi lascia morire in mare migranti che fuggono dalle guerre, dalle torture, dalla fame?

Traditori, titubanti e anelli deboli riflettano sulle parole di Emile Chanoux le quale sono di estrema attualità. A tal proposito mi piace ricordare una frase di Chanoux citata in uno suo scritto da Mauro Caniggia Nicolotti: “Le valdôtain deviendra incapable de penser, d’avoir sa mentalité à lui, son idéal à lui; il riferimento che faceva lui all'epoca era rivolto ai valdostani i quali correvano il rischio di seguire il solo ‘termometro’ dello Stato e non quello della comunità. 

Contestualizzandola oggi, quella frase potrebbe voler indurre anche a domandarci ‘chi siamo’ (o ‘cosa vorremmo essere’), ‘cosa vogliamo’”.

E questo non è ciò che cantano le sirene ammaliatrici. Pensateci. La riforma della legge elettorale non è la panace di tutti i mali se non ci sono donne e uomini responsabili, onesti, coerenti e rispettosi del mandato elettorale e della linee politiche dettate dalle rispettive forze politiche.

piero.minuzzo@gmail.com

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