Block Notes - 08 maggio 2022, 20:31

GRAN GIOCO, IL CALCIO

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

GRAN GIOCO, IL CALCIO

Per scrivere su queste pagine, di solito, non prendo spunto dalle polemiche che inevitabilmente, quando sei esposto, raccogli.

Ma stavolta credo sia utile fare uno strappo.

Sono accusato di insensibilità nei confronti del calcio e del mondo che lo alimenta, rappresenta, sostiene.

La polemica nasce dalla scelta che in altre città parrebbe eversiva, ma nella nostra è sedimentata per così tanto tempo da risultare persino antiquata: trasformare in parco pubblico ad uso sportivo libero uno stadio dal passato glorioso, le tribune inagibili e le mura tristi sito una volta nella periferia est, oggi nel cuore della città.

L'AostaCalcio del 1953-1954

È chiaro che una pianificazione urbanistica di questo genere non parte dalla volontà di fare un torto a una categoria di sportivi che, si sa, in Italia in particolare vanta un radicamento importante sia in termini di quantità di soggetti coinvolti e appassionati sia per gli interessi economici e sociali che riesce a mobilitare.

Più semplicemente, si cerca di far respirare un tessuto urbano compresso tra i monti, spiaggiato tra est e ovest come una costardella – pesce poco più grande in una sardina dal profilo stretto e lungo, abbondante nei mari orientali di Sicilia – ed edificato con forme e disposizioni – diciamocelo – tutt’altro che fedeli all’originale iper razionale ortogonalità romana…

L’impegno deve essere quello di trovare, in tempi ragionevolmente brevi, una degna alternativa al Puchoz in un’area dedicata alle attività sportive agonistiche e non di varie discipline, con una struttura dalle caratteristiche utili a far vivere il clima di una corale festa popolare – nel campo come sugli spalti, sebbene questi potranno avere una capienza limitata – indipendentemente dalla categoria in cui si sta giocando.

Certo, non sono mai stato un gran frequentatore di campi da calcio e di stadi: da piccolo, durante la bella stagione, tiravo due calci al pallone in cortile e nulla più. Tuttavia, credo si tratti di una delle attività sportive più intelligenti che l’uomo abbia mai saputo ideare e affinare nel tempo.

Tribuna Puchoz in costruzione

Provo a dire perché, da umile osservatore curioso.

Intanto prevede 11 persone per squadra, esattamente come un’unità militare terrestre, la più piccola compagine di un esercito, trasportabile comodamente su un autocarro e suddivisibile in tre gruppi di fuoco composti da quattro o, in un caso, da tre persone: insomma, la quantità di partecipanti ideale con la quale simbolizzare un confronto tra gruppi rivali, costretti in un perimetro giusto, non troppo vasto né così angusto, pronti a disporsi in formule tattiche che sono anche combinazioni matematiche: il 3-5-2 con i laterali di centrocampo, 3-4-2-1 quindi con due mezze punte e una punta, il vecchio 4-3-2-1 ad albero di Natale e così via.

Il sistema di regole è relativamente semplice, e questo apre uno spazio di libertà ai giocatori e agli strateghi così ampio da rendere il gioco delle variabili infinito, la sorpresa e il calcolo sempre intrecciati e mutanti, l’imprevedibile sempre in agguato. La circonferenza al centro del terreno dal diametro di poco più di nove metri sembra l’ultimo cerchio concentrico di un sasso lanciato nello stagno: la palla calciata a centrocampo dopo il fischio d’inizio manda subito un lago di vibrazioni intorno fatte di attese, inquietudini, desideri.

Ingresso Puchoz

Ci vuole l’astuzia tattica di un giocatore di scacchi per disporre i calciatori sul campo e la perizia di un architetto per leggere le geometrie tracciate sul terreno di gioco, ma serve un fisico nucleare esperto in mobilità delle particelle per anticipare le possibili dinamiche di scambio tra i calciatori durante il gioco, per rendere fluidi gli schemi, aprire gli spazi al caso che spesso, come nella vita, fa la differenza tra una vittoria e una sconfitta…

Il fatto che oggi le professionalità esperte, dai dietologi agli psicologi, dai neuroscienziati agli esperti della NASA – che pianificano gli allenamenti in assenza di gravità – ruotino attorno ai vertici di questa industria colossale deforma un po’ il nostro immaginario nel quale il mister come i massaggiatori e i trainer erano dei concentrati di conoscenze multidisciplinari da artigiani eccellenti: magari empiriche, ma ispirate da uno spirito di ricerca profondo e da una passione autentica, miscela che spesso faceva nascere intuizioni geniali, creava le condizioni per il realizzarsi d’imprese impossibili…

Il Puchoz in bianco e nero

Ma c’è un aspetto che trovo particolarmente vicino alla vita dell’uomo nel gioco del calcio: le forme e lo stile con il quale si organizza il Tempo. La cornice esterna – i 45+45 minuti – permette di pesare le forze lungo un lasso di tempo esteso come un film e dunque con lo spazio più adeguato per dipanare fino in fondo una trama narrativa, una storia. Per contro, nel fluire delle dinamiche interne, si registra fin dal fischio d’inizio un andamento generale, prodotto dal combinato tra due differenti stili di gioco che cercano sintonizzazioni per contrasto, alternando accelerazioni e rallentamenti, andamenti meditati e analitici – fatti di ipotesi, tentativi e attese – con fasi rapide, serrate, pulsanti e rischiose: così è la vita, dove si studiano i rapporti tra persone facendo melina, usando qualche strategia attendista per cercare di capire per poi tentare affondi alla conquista di un bene, di una posizione, di un affetto o di un riconoscimento pubblico, il gol… Il motore di chi assiste alla partita è mosso dalle stesse dinamiche presenti in campo: si pensa con la testa e il cuore insieme, si gioca ad anticipare le mosse e a criticare quelle appena compiute sul campo, ma soprattutto si accumula piacere nel vivere ondeggiamenti emotivi continui, come durante i preliminari di un atto d’amore lungo, fatto di gesti familiari ed esplorazioni ardite, di complicità e di mistero.

Puchoz anni '90

L’epilogo è un orgasmo intenso e improvviso, che lascia lunghe risonanze come un inno corale, oppure è una perdita cocente, fatta di silenzi gravati da un inconsolabile, provvisorio senso del lutto.

Così è la vita, bellissima e pericolosa.

Gianni Nuti

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