Ai figli non più il cognome paterno ma quello di entrambi i genitori o anche solo quello della madre. Dopo decenni di battaglie delle donne e di inutili sollecitazioni al legislatore, la Corte costituzionale con una sentenza supera quello che ormai appariva come un retaggio patriarcale e allinea finalmente l’Italia agli altri Paesi europei.
In attesa del deposito della sentenza, la Corte costituzionale fa sapere che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Secondo la Corte nel solco del principio di eguaglianza e nell'interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell'identità personale.
Sono illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre ai figli. Lo ha stabilito la Corte costituzionale (ecco come si è arrivati alla sentenza) con una decisione da qualcuno già definita "storica". In particolare, la Consulta si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori. In attesa del deposito della sentenza, Palazzo della Consulta fa sapere che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. "Grazie alla Corte Costituzionale un altro passo in avanti verso l'effettiva uguaglianza di genere nell'ambito della famiglia", ha dichiarato la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia.
La nuova disciplina si occuperà anche dei meccanismi per evitare un accumulo di cognomi nelle generazioni a venire nel caso si decida di conservare i cognomi di tutti e due i genitori. La svolta è arrivata con la sentenza (redattrice una donna, Emanuela Navarretta) con cui la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi.





