CULTURA - 21 ottobre 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

IL TEMA DELLA GARANZIA INTERNAZIONALE NELLA VERSIONE DI RENATO CAVERI BASATA SULLE MEMORIE DEL PADRE SEVERINO.

Prosegue, e termina, il memorandum di Renato Caveri (attento e prezioso testimone dell’opera paterna e depositario dell’archivio privato del Padre Avv. Severino Caveri) con notizie sia sull’avventura parigina concomitante con la Conferenza di Pace del 1946, sia sulla posizione di Maria José verso l’autonomismo Valdostano, sia infine sul tema bollente delle manifestazioni contro Federico Chabod, che il 24 ottobre del 1946 rinuncia alla presidenza della Regione. Il memorandum si conclude con la nascita del Casinó di Saint-Vincent contrastata a più riprese sia personalmente dal Ministro Romita che dal Consiglio dei Ministri della Repubblica, malgrado le abituali promesse. Sull’affaire  Casinó, seguirà la versione del Senatore Ernest Page e, poi, inizierà la carrellata dei “Bâtisseurs”, cioè di Coloro che hanno dato un contributo concreto alla costruzione dell’Autonomia linguistica, culturale ed economica della “Petite Patrie”, malgrado il lungo sonno del potere centrale di Roma.

IL TEMA DELLA GARANZIA INTERNAZIONALE NELLA VERSIONE DI RENATO CAVERI BASATA SULLE MEMORIE DEL PADRE SEVERINO:  SECONDA PARTE

L’iniziativa politica dell’Union allora si svolse sia nella direzione della ricerca di amicizie e di garanzie internazionali, che nella paziente opera per dare contenuti alle istituzioni autonome, spesso confrontandosi con burocrazie ministeriali ostili, e con politici rimasti legati ad una concezione centralista dello Stato.

Per quanto alla posizione di Marie - José nei confronti dell’autonomismo valdostano, ricordo come Albert Deffeys, che era un esperto alpinista, la abbia accompagnata in ascensioni anche molto impegnative, e come il prof. Deffeyes, uomo di profonda cultura umanistica, le avesse parlato spesso delle speranze autonomistiche della Valle d’Aosta.

In seguito, Deffeyes, rifugiato in Svizzera durante la guerra, incontrerà diverse volte Marie-José e ne informerà mio padre con lettere che si trovano presso l’archivio storico regionale, insieme all’archivio politico di mio padre.

Marie José appare in queste lettere una amica sincera della Valle d’Aosta, prescindendo da fantasiosi progetti avanzati da certuni, che ritenevano di coinvolgerla, senza averne il consenso.

In ultimo per quanto alle manifestazioni contro Chabod e ad un rischio di defenestrazione, mio padre riteneva che egli non avesse corso un reale pericolo per la sua vita;  certamente le violenze sul mobilio dell’ufficio e minacce di buttarlo dal balcone vi erano state, se avesse continuato in una posizione politica avversata dai dimostranti, ma tra questo e l’omicidio politico ce ne passa, tale forma estrema di violenza certamente non è nelle abitudini della popolazione della Valle d’Aosta. Ricordo come mio padre ritenesse che la decisione di Federico Chabod di rinunciare alla presidenza della regione, e di allontanarsi dalla Valle di Aosta, fosse certamente conseguenza delle violenze dei dimostranti nelle note circostanze, ma parimenti anche della amara constatazione di non essere stato sostenuto dal governo italiano che mal ricambiava la sua linea  politica “lealista” nei confronti dell’Italia.

L’APERTURA DEL CASINO’ DI SAINT-VINCENT

Emblematica a questo proposito è la vicenda relativa alla apertura in Saint-Vincent di un Casinò.

Il 26 giugno 1946 Chabod riceveva un telegramma del Ministro degli Interni Romita che gli intimava l’immediata chiusura del Casinò di Saint-Vincent, con richiesta di tempestiva conferma “…prego assicurarmi avvenuta chiusura casinò di Saint-Vincent”.

Chabod rispondeva sollecitamente con altro telegramma di poche parole, dal tono alquanto gelido: “Casinò di Saint-Vincent non est mai stato aperto”.

Alcuni giorni dopo però, il 30 giugno 1946, inviava a Romita un memoriale che ricostruiva le pregresse vicende relative all’auspicata nascita di un casinò in Saint-Vincent, ricordava come il regime di autonomia all’art. 6 del decreto luogotenenziale prevedesse competenza regionale in materia di iniziative turistiche e di come il Consiglio Regionale il 7 febbraio avesse deliberato la creazione di un casinò, a condizioni precisate nel memoriale stesso, che il 3 aprile il Consiglio aveva deliberato la concessione alla società Sitav, con successivo decreto del Presidente del 17 maggio, e con conseguente firma del contratto con tale società in data 1 giugno, ribadiva poi la competenza regionale, illustrava vari aspetti del contratto e sottolineava come “le ripercussioni di carattere politico sarebbero assai benefiche” perché avrebbe provato che “il regime di autonomia è realmente fecondo di ottimi risultati pratici per valdostani”. Concludeva richiedendo l’approvazione del governo per iniziare l’attività.

Chabod con successivo telegramma del 22 luglio all’on. Avv. Bordon, membro dell’Assemblea costituente: “….Pregoti vivamente chiedere Ministro Interni che accordi subito suo nulla osta decisioni Consiglio Valle et mio decreto per apertura casa giuoco St.Vincent….”.

Successivamente il 5 agosto Chabod con telegramma personale al sottosegretario all’interno Corsi, ricorda un impegno verbale del Ministro dei primi di luglio, per comprendere Saint Vincent in un provvedimento generale per l’autorizzazione di alcune case da gioco “…prego pertanto Eccellenza Vostra voler benevolmente accordare suo consenso apertura suddetta casa anche in via provvisoria in attesa di provvedimento generale….”

Con lettera del 4 settembre l’on. Bordon comunicava al prof. Chabod: “Corsi mi disse apertamente, malgrado quanto egli ha fatto presente nell’interesse della Valle, che il Consiglio dei ministri è contrario. Mi disse che neppure può aderire ad una soluzione provvisoria…”.

Il prof. Chabod si era quindi battuto per mesi per ottenere  che il governo centrale concedesse alla Valle d’Aosta i mezzi finanziari, anche con l’apertura di un casinò, per dare concretezza e vita al nuovo ente, e per provare nel contempo la validità della sua linea politica nei confronti dell’Italia, ma non  ha trovato l’ascolto che sperava nel mondo politico italiano.

Pochi giorni dopo Chabod, anche in conseguenza delle note manifestazioni, rassegnava dimissioni irrevocabili dalla presidenza della regione, accolte dal consiglio il 24 ottobre 1946.

Diversamente mio padre, dopo l’elezione alla presidenza nello stesso 24 ottobre, convocò i responsabili della Sitav, e senza aspettare autorizzazioni governative intimò l’immediato inizio dell’attività; di fronte alla loro titubanza, disse che se non avessero iniziato avrebbe incaricato altra società di farlo…. così alcune roulettes iniziarono timidamente a girare a Saint Vincent.

Nasceva in questo modo il casinò di Saint-Vincent, il governo non intervenne, forse per evitare reazioni popolari in momenti di grande tensione nella pubblica opinione valdostana; in anni molto successivi si trovarono ulteriori forme di regolarizzazione del casinò di Saint-Vincent, che, particolarmente nei primi decenni dell’autonomia valdostana, contribuì finanziariamente non poco allo sviluppo della  regione ”. Firmato: Renato Caveri.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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