Consiglio Valle - 09 ottobre 2021, 12:53

Raimondo Donzel non partecipa al congresso Pd

Congresso del PD valdostano? o succursale dell’unionismo? Al PD valdostano serviva un ripristino delle regole interne e del rispetto degli accordi per ripartire con le condizioni ideali di un libero congresso

Raimondo Donzel non partecipa al congresso Pd

Ma va in scena un teatrino in cui si conferma che le regole, per necessità di qualcuno, possono essere accantonate, che gli accordi sono carta straccia, e cosa ben più grave si determina da Roma, prima dell’esito del Congresso, la linea politica del partito. Del PD VdA resta poco più che una succursale dell’unionismo in crisi.

Un unionismo che boccheggia e che ha bisogno di qualche voto in Consiglio regionale, aspettando tempi migliori. Una qualche réunion di là da venire.Si apre una frattura insanabile tra questo PD e le componenti della società valdostana che guardano a sinistra, sia nei contenuti, sia su aspetti finanziari, che avrà strascichi per decine di anni a venire.

Non è una novità che da Roma si facciano scelte miopi sui territori. E infatti il PD storicamente va in crisi quando esce dalle metropoli e dalle sue storiche roccaforti.E se in Italia si sta riaprendo a un dialogo ampio con tutte le forme più o meno organizzate della sinistra: ora in Valle d’Aosta si decide di chiudersi nel bunker di Palazzo Deffeyes a presidio della Giunta Lavevaz che non ha nessuna intenzione di votare un solo provvedimento di sinistra, come dimostrano i voti della Lega e di Pour l’Autonomia a tutti i provvedimenti importanti in Consiglio regionale.

Un accordo blindato con Autonomisti valdostani che apertamente e provocatoriamente sul territorio si mostrano molto più vicini alla Lega su politiche economiche, sociali e migratorie. Si finge di non sentire e di non vedere. Senza diritto e forza di critica.E lo si fa prima ancora che sia iniziato il Congresso!Badate bene: è già tutto deciso prima di cominciare.Il partito delle primarie diventa il partito della “ditta”, dopo aver umiliato e cacciato Bersani! Ma non è la “ditta” di Bersani; è piuttosto un circolo ristretto dove la militanza di molti inizia e finisce con le tornate elettorali e con gli autobus elettori su cui il PD riesce a salire.

Con rammarico rinuncio alla partecipazione al Congresso. È una sconfitta. Ma non intendo contribuire a legittimare una recita che da tragedia è scaduta in farsa. Ho sicuramente le mie responsabilità di questo fallimento della sinistra democratica valdostana; ma l’esilio di questi anni mi ha fatto più consapevole, che già ho sbagliato a pensare di “attenuare” il renzismo, ragionando a un progetto federale del PD e alla sua autonomia locale che poteva guardare a sinistra. Ora che l’autonomia del PD valdostano passa in cosa alla mediazione fra potere unionista e interessi del PD romano, ogni margine è svanito.

Significativa era già l’indicazione in Commissione paritetica non di un esponente del PD valdostano, ridotto al silenzio, con un esponente nazionale in accordo con i vertici unionisti.La speranza del PD valdostano doveva essere di ricostruirsi e rinascere collaborando a Progetto Civico Progressista, che aveva permesso al PD di tornare in Consiglio regionale dopo la batosta del 2018: invece è in atto un’azione di sabotaggio, politico e finanziario, di gravità inaudita contro PCP.

Per me è meglio la solitudine e l’umiliazione dell’esilio alla sciatteria di un congresso tragicomico.

Raimondo Donzel/ascova

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