CULTURA - 31 agosto 2020, 17:00

SETTEMBRE nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

SETTEMBRE nella storia dei Carabinieri

In clausura in quella stanza con le tapparelle tirate giù, non era certo un bel lavoro, mi sentivo la febbre addosso fissa, brividi che si infilavano sotto gli abiti. Fissa lì davanti ai monitor, quelle scatole luminose accese in contemporanea, gli occhi che vagano da uno schermo all’altro.

Ti alzi per sgranchirti le gambe, quando qualcosa di colpo si muove. Di colpo ti siedi, con quel fremito, un dolore al basso ventre, come un trauma residuo che si risveglia. Hai bisogno di vedere qualcosa per poter intervenire, ma dentro di te preghi che nulla accada. Sei costretta a sorbire quei monitor che ti mettono a disagio, devi oscurare una parte di te. Anche tuo figlio è andato all’asilo, ha avuto delle maestre eccezionali, te ne ricordi una, calda e profumata come una pagnotta di pane appena sfornata.

C’è una donna che le somiglia, si muove in quei monitor assieme alle altre. È lei che colpisce, una manata su un volto molto più piccolo della sua mano, la stessa mano che afferra la testa per i capelli, la scuote, la trascina. Basta così, i monitor hanno registrato. Siamo già in macchina, facciamo irruzione nella scuola, entriamo nella classe, e adesso i bambini, quei puntini nel monitor, sono lì, più o meno nella stessa posizione, con i loro golfini colorati, il loro moccio. Uno scenario presente e vivo.

Le maestre non sembrano nemmeno rendersi conto della gravità delle loro azioni, hanno volti strani, come animali abbagliati dai fari di un’auto. Non abbiamo fatto nulla, vogliamo bene ai bambini. I bambini guardano curiosi le nostre divise. Il mio collega si avvicina al bambino che ha subito l’assalto, se ne sta lì piegato, la testa reclinata come un fiore moscio su un gambo.

Ciao amore, come stai? Mi fai vedere il disegno? Bravo, che bello. Lo prende in braccio, lo solleva, non pesa nulla. I nostri occhi s’incontrano, lui annuisce, io annuisco, le difese sono crollate. Ci sbrighiamo a ricacciare indietro le lacrime prima che si vedano, è un comando muto che ci diamo vicendevolmente. I monitor nella sala operativa sono spenti, attendo il momento in cui si riaccenderanno, quando dovrò ancora una volta restare seduta al mio posto.

Ma stasera sono serena mentre prendo il cappotto, saluto i colleghi e torno a casa dalla mia famiglia.

Margaret Mazzantini

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