CRONACA - 23 agosto 2018, 10:07

Morti in torrente, per guide alpine 'nell'outdoor regna il caos'

Cesare Cesa Bianchi

Cesare Cesa Bianchi

"Nel mondo delle attività outdoor vige da tempo il caos più assoluto, da 10 anni chiediamo ai governi di mettere mano per un riordino delle professioni del settore, è ora di fare qualcosa".

Lo dichiara Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle guide alpine italiane, in seguito al drammatico incidente accaduto nella gola del Raganello in Calabria, dove 10 escursionisti sono morti travolti dalla piena.

"Nessuna guida alpina - aggiunge - faceva parte del gruppo, nessuna guida alpina è rimasta coinvolta. Eppure di 'guide' si sente parlare nei fatti accaduti, sebbene la legge italiana stabilisca che le attività outdoor che si svolgono a livello professionale in ambiente impervio o con utilizzo di dispositivi e di tecniche alpinistiche siano prerogativa esclusiva delle guide alpine. Fra queste rientra a tutti gli effetti l'attività del canyoning".

"Non si tratta di puntare il dito contro nessuno - prosegue Cesa Bianchi - ma vogliamo ricordare con forza che il canyoning non è una banale attività ricreativa ma è attività alpinistica a tutti gli effetti, perché richiede l'uso di tecniche e materiali alpinistici".

Il presidente delle guide alpine italiane ricorda poi che "il curriculum di una guida alpina è estremamente composito, caratterizzato da una formazione lunga ed oggettivamente onerosa, finendo con il dissuadere i molti che, forti di una certa esperienza sulle montagne o nelle forre di casa propria, si inventano una professione d'accompagnatore turistico su terreni alpinistici, correndo anche qualche rischio d'esercizio abusivo".

i.d. - ansa-rava

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