AMBIENTE - 01 ottobre 2013, 10:10

MUSEI: Il Museo Regionale di Scienze Naturali patrimonio della Valle d’Aosta

Le collezioni naturalistiche, anima e storia del Museo Regionale di Scienze Naturali, sono state negli anni al centro di alterne vicende che le hanno viste prendere faticosamente consistenza quindi giungere sotto i riflettori dell’esposizione museale, poi finire lontane dagli occhi dei visitatori ed oggi tornare protagoniste nella diffusione delle conoscenze in ambito scientifico

MUSEI: Il Museo Regionale di Scienze Naturali patrimonio della Valle d’Aosta

La storia del Museo e delle sue collezioni risale ai primi anni del Novecento. Dapprima semplice museo privato degli appassionati fondatori della Société de la Flore Valdôtaine - Georges Carrel ed Edouard Bérard – poi implementato grazie ad apporti di studiosi del calibro del canonico P. L. Vescoz, dell’abate J. Henry e del botanico L. Vaccari. Solo il regime fascista ne bloccò la crescita e portò le collezioni di allora a 40 anni di oblio. In questi anni le collezioni subirono danni, perdite e deterioramenti finché nel 1971 un gruppo di naturalisti e appassionati della Société de la Flore Valdôtaine decise di recuperare i reperti e ricostituire il Museo. Diversi furono i cambi di collocazione fino ad approdare, nel 1977, al Castello di Saint-Pierre dove venne inaugurato nel 1985.

Fino al 2008 erbari, animali tassidermizzati, collezioni di rocce, minerali, licheni, uova, nidi, corna hanno animato le teche e scandito il percorso di visita dell’esposizione museale e delle sale del castello di Saint-Pierre, finché un allestimento di questo tipo non è diventato superato.

I più moderni orientamenti museografici e museologici sono rivolti verso una vera e propria esperienza di visita che coinvolga il pubblico, privilegiando modalità interattive, emozionali, tecnologiche, trasmettendo i contenuti ed i messaggi proposti con il dovuto rigore scientifico.

L’esigenza di rinnovare l’allestimento museale si accompagna alla necessita di un importante intervento di risanamento conservativo del bene architettonico con l’obiettivo di valorizzare al meglio il prestigioso binomio Castello-Museo, elemento cardine del nuovo progetto museografico.

Per consentire i lavori le collezioni sono state riposte in depositi e magazzini. L’orso bruno che accoglieva i visitatori, l’ultimo esemplare di gipeto abbattuto in Valle d’Aosta nel 1913, l’erbario storico della Société de la Flore Valdôtaine, la raccolta lichenologica dell’Abbé Henry e il resto del patrimonio del museo sono rimasti celati fino al 2012 quando il Museo Regionale di Scienze Naturali ha preso parte al progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007/2013 “BIO-Montagne-Réseau d’éducation sur la biodiversité dans les zones alpines”.

Una delle attività del progetto prevede la creazione di un Musée virtuel, strumento innovativo inteso come centro di conoscenza, documentazione e consultazione virtuale sulla biodiversità.

L’obiettivo è la creazione di una piattaforma informatica che consenta di mettere a disposizione del grande pubblico il patrimonio di informazioni concernenti la biodiversità ed al contempo di organizzare al meglio i dati a disposizione.

Le collezioni del museo, attualmente stoccate in appositi locali di conservazione presso il Centro di Ricerca scientifico naturalistico del Marais, attrezzata sede operativa del Museo, sono oggi al centro dell’attività denominata Digital Nature: rispolverate, organizzate, inventariate, fotografate per alimentare il futuro Musée virtuel sotto forma di banca dati aggiornata e immagini ad alta risoluzione.

Il Musée virtuel è attualmente in fase di creazione e sarà ultimato nella primavera 2014.

Di nuovo vive le collezioni si adeguano ai tempi, alla tecnologia e alle nuove esigenze e modalità della divulgazione scientifica. Oltre le teche, fuori dai magazzini, accessibili a tutti.

Valledaostaglocal.it

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