ATTUALITÀ - 13 settembre 2012, 14:22

Quando la rata dell’affitto è…creativa

La singolare vicenda di un aostano ex inquilino di una casa popolare dell’Arer

Quando la rata dell’affitto è…creativa

Francesco è un ex inquilino di una casa popolare nel quartiere Dora di Aosta. Oggi dipendente pubblico a reddito medio-basso, alcuni or sono insieme alla moglie - una cittadina romena - ottenne l’alloggio dall’amministrazione pubblica dimostrando dati alla mano che la sua famiglia era monoreddito. “Per alcuni anni ho pagato circa 130 euro al mese di affitto all’Arer – spiega Francesco – una cifra alquanto modesta, frutto del calcolo sul mio reddito mensile, stabilito per legge. Mia moglie praticamente non ha mai lavorato se non saltuariamente, e ciò ha contribuito a mantenere bassa la rata dell’affitto”. Ma diversi mesi fa tra Francesco e sua moglie sono divampati aspri dissidi “che di fatto mi hanno costretto ad allontanarmi da lei e dall’alloggio al quartiere Dora”, conferma l’aostano. Neanche il tempo di mettere i piedi sullo zerbino, e Francesco ha visto un altro uomo prendere il suo posto in casa. “La legge di edilizia residenziale pubblica ha stabilito che persone estranee al nucleo familiare assegnatario non possono risiedere insieme a quest’ultimo nell’alloggio popolare – spiega Francesco – eppure da quando un altro uomo vive insieme alla mia ex moglie nessun funzionario dell’Arer si è mai preoccupato di accertarne la presenza in casa”. Ma c’è di più, e qui sta il paradosso. “Come ho detto, sino a quando sono rimasto nell’alloggio popolare la rata dell’affitto è rimasta fissata intorno ai 130 euro mensili. Da quando me ne sono andato -  afferma l’aostano - mia moglie ha dovuto mettersi a lavorare a tempo pieno, e anche il suo attuale compagno lavora stabilmente. Ebbene, nonostante il reddito di questo ‘nuovo’ nucleo sia maggiore del precedente, ovvero di quando in casa c’ero io, la rata mensile dell’affitto si è inspiegabilmente ridotta a poco più di 50 euro! In base a quali parametri è stata ridefinita la quota? E perché è stata ridefinita? Forse all’Arer non sanno che in quell’alloggio abita qualcuno che non ne ha titolo? Mi sembra davvero impossibile…” . Un cruccio, quello di Francesco, che potremmo definire più che lecito. Si tratta di una svista clamorosa, o all’Arer di Aosta si sta sperimentando un nuovo modello di finanza creativa?

redazione 01

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