AGRICOLTURA - 20 giugno 2026, 14:13

Con Natura 2000 la Petite Patrie difende la montagna partendo dai pascoli

La Regione finanzia con fondi regionali ed europei i piani di gestione nei siti Natura 2000. L'obiettivo è proteggere biodiversità e habitat senza gravare sugli allevatori, puntando su una convivenza sempre più sostenibile tra attività umana e ambiente alpino

La tutela della montagna passa anche dai pascoli. Non solo perché rappresentano uno degli elementi più caratteristici del paesaggio alpino valdostano, ma perché costituiscono un delicato equilibrio tra attività dell'uomo e conservazione della natura. È proprio in questa direzione che si inserisce la decisione della Giunta regionale di approvare la predisposizione dei piani di gestione dei pascoli nei siti appartenenti alla rete Natura 2000, uno dei principali strumenti europei per la salvaguardia della biodiversità.

L'iniziativa riguarda le aree interessate dal pascolamento e rappresenta un tassello importante nella strategia di protezione degli habitat naturali. L'obiettivo è ambizioso ma necessario: garantire che le attività agricole continuino a vivere senza compromettere gli ecosistemi più fragili delle Alpi.

I piani di gestione, previsti dalle misure di conservazione approvate nel 2024, entreranno in vigore dal 2027 e interesseranno tutte le aziende agricole con almeno cinque ettari di superficie pascolabile all'interno dei siti Natura 2000. Sarà direttamente l'Amministrazione regionale, in qualità di ente gestore della rete, a predisporli, evitando così di scaricare nuovi costi sugli allevatori.

Una scelta che assume un forte valore politico oltre che ambientale. La protezione della biodiversità non viene infatti presentata come un vincolo imposto al mondo agricolo, ma come un percorso condiviso nel quale le istituzioni si fanno carico degli strumenti tecnici e delle risorse economiche necessarie.

Le risorse arriveranno sia dal bilancio regionale sia dal progetto europeo EcoAlp2050, confermando come le politiche ambientali richiedano ormai una visione sempre più integrata tra livello locale ed europeo.

«Questo provvedimento – sottolineano gli assessori Davide Sapinet e Speranza Girod – è il risultato di un lavoro congiunto e sinergico tra le competenti strutture dell'Assessorato delle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente e dell'Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, con l'obiettivo di conciliare la tutela degli habitat naturali e della biodiversità con le esigenze delle aziende agricole che operano nei siti Natura 2000.»

Gli assessori evidenziano anche un aspetto particolarmente significativo per il comparto agro-pastorale: «La scelta di sostenere direttamente la predisposizione dei piani di gestione dei pascoli, utilizzando risorse regionali ed europee, evita di trasferire ulteriori oneri agli allevatori. Un intervento che conferma l'attenzione dell'Amministrazione regionale verso il settore agro-pastorale e il ruolo fondamentale che esso svolge nella conservazione e nella gestione sostenibile del territorio montano.»

È un cambio di prospettiva importante. Per troppo tempo ambiente ed economia sono stati raccontati come interessi contrapposti. La realtà delle montagne dimostra invece il contrario: senza allevatori molti pascoli verrebbero progressivamente abbandonati, favorendo l'avanzata del bosco, la perdita degli ambienti aperti e la scomparsa di numerose specie vegetali e animali che proprio quei prati utilizzano come habitat.

La gestione sostenibile del pascolo diventa quindi uno strumento di conservazione della natura, non un ostacolo alla sua tutela.

Per la redazione dei piani sarà adottata una metodologia già sperimentata attraverso importanti programmi europei dedicati alla gestione sostenibile dei pascoli alpini, come LIFE PastorAlp ed EcoAlp2050. Un elemento qualificante sarà inoltre il coinvolgimento diretto delle aziende agricole durante tutte le fasi di elaborazione, nella consapevolezza che chi vive quotidianamente la montagna possiede conoscenze preziose per costruire modelli di gestione realmente efficaci.

La deliberazione stabilisce anche una scala di priorità: alcuni siti saranno interessati già durante l'attuale stagione pastorale. Un percorso condiviso con gli Enti Parco, chiamati a collaborare all'attuazione delle misure nei territori di rispettiva competenza.

La sfida, oggi più che mai, consiste nel dimostrare che la salvaguardia della biodiversità non significa cristallizzare il territorio, ma accompagnarne l'evoluzione con equilibrio e responsabilità. In una regione alpina come la Valle d'Aosta, dove ambiente, agricoltura e identità culturale sono profondamente intrecciati, investire nella qualità dei pascoli significa investire nel futuro della montagna. Perché la biodiversità non è soltanto un patrimonio da ammirare: è una ricchezza da custodire ogni giorno, attraverso scelte concrete che sappiano coniugare natura, lavoro e sostenibilità.

je.fe.