ATTUALITÀ - 10 giugno 2026, 14:33

Autonomia differenziata in sanità, il nodo delle disuguaglianze: GIMBE chiede lo stop all’iter

La Fondazione Fondazione GIMBE lancia l’allarme sulle pre-intese per l’autonomia differenziata in sanità tra Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria: differenze profonde nei livelli di assistenza, mobilità sanitaria e personale rischiano di ampliare le disuguaglianze. Senza LEP sanitari definiti e un monitoraggio nazionale dell’equità, secondo GIMBE, l’autonomia potrebbe spingere verso privatizzazione e frammentazione del SSN. Chiesto lo stop o una moratoria

Nino Carabellotta, pres. Fondazione Gimbe

L’autonomia differenziata in sanità torna al centro dello scontro istituzionale e tecnico. E lo fa con un avvertimento molto netto: così com’è impostata, rischia di accentuare le disuguaglianze invece di ridurle.

A dirlo è la Fondazione Fondazione GIMBE, intervenuta in audizione al Senato sugli schemi di pre-intesa che coinvolgono Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il punto politico e tecnico è semplice solo in apparenza: quattro Regioni che chiedono le stesse nuove competenze, ma partono da situazioni sanitarie profondamente diverse.

Nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA 2023 emergono differenze marcate:

  • Veneto: 288 punti (miglior performance)
  • Piemonte: 270
  • Lombardia: 257
  • Liguria: 219 (inadempiente in una macro-area)

Tradotto: non tutte le Regioni garantiscono allo stesso modo i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che dovrebbero essere garantite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

E qui GIMBE alza il sopracciglio: se già oggi l’uniformità non c’è, ha senso devolvere ulteriori competenze senza prima correggere il divario?

Altro indicatore chiave: la mobilità sanitaria.

  • Lombardia: +645,8 milioni €
  • Veneto: +212,1 milioni €
  • Piemonte: -20,7 milioni €
  • Liguria: -74,4 milioni €

In pratica, alcune Regioni attraggono pazienti (e risorse), altre li “perdono” verso fuori regione. È uno dei segnali più evidenti di un sistema sanitario che non viaggia alla stessa velocità ovunque.

Secondo dati ISTAT 2024:

  • Lombardia: 10,3% rinuncia a cure
  • Liguria: 10,1%
  • Piemonte: 9,2%
  • Veneto: 7,9%

Il dato è pesante: anche nelle Regioni considerate più “forti”, una quota significativa di cittadini rinuncia a visite o esami. Non per scelta, ma per difficoltà di accesso.

Altro fronte critico è il personale sanitario. Le differenze sono nette, soprattutto negli infermieri:

  • Liguria: 6,86 ogni 1.000 abitanti
  • Lombardia: 3,80 ogni 1.000 abitanti

Una forbice enorme, che incide direttamente su tempi di attesa e qualità dell’assistenza.

Secondo GIMBE, senza una definizione chiara dei LEP sanitari e senza un sistema di monitoraggio nazionale dell’equità, le nuove competenze potrebbero produrre tre effetti:

  • più competizione tra Regioni per attrarre professionisti e strutture
  • maggiore spazio al privato convenzionato
  • aumento delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure

Non è un attacco all’autonomia in sé, ma al contesto in cui verrebbe applicata: un SSN già sotto pressione e con finanziamenti insufficienti.

E la Valle d’Aosta?

Qui il discorso cambia prospettiva perché la Valle d'Aosta è già in una condizione “speciale” dentro il sistema sanitario italiano.

Essendo Regione a statuto speciale e molto piccola, la Valle d’Aosta:

  • gestisce in autonomia la sanità regionale
  • ha un sistema fortemente integrato con il Piemonte per la alta complessità (soprattutto Torino)
  • presenta storicamente una buona copertura dei LEA, ma con forte dipendenza dalla mobilità passiva per alcune specialità

In altre parole: formalmente autonoma, ma strutturalmente “interconnessa”.

Il punto critico, visto con la lente GIMBE, è proprio questo: regioni piccole e periferiche come la Valle d’Aosta rischiano di non avere abbastanza massa critica per reggere da sole l’ulteriore frammentazione del sistema, soprattutto su personale e tecnologie.

E qui c’è il paradosso politico interessante: mentre alcune Regioni grandi chiedono più autonomia per rafforzarsi, quelle piccole hanno già autonomia ma restano dipendenti fuori regione per garantire prestazioni complesse.

La richiesta della Fondazione GIMBE è netta: sospendere l’iter o introdurre una moratoria fino a quando non saranno definiti:

  • i LEP sanitari
  • i costi standard reali
  • un sistema indipendente di monitoraggio dell’equità

Senza questi elementi, l’autonomia differenziata rischia di non essere una riforma del sistema sanitario, ma una sua ulteriore frammentazione.

je.fe.