ATTUALITÀ - 15 maggio 2026, 17:01

La famiglia al centro del mondo che cambia

Oggi si celebra la Giornata internazionale della famiglia, una ricorrenza che nasce sotto l’egida delle Nazioni Unite per ricordare quanto il nucleo familiare resti ancora oggi uno dei pilastri sociali fondamentali, anche in un’epoca in cui tutto sembra frammentarsi: relazioni, lavoro, comunità, perfino il tempo condiviso

Dietro le celebrazioni ufficiali, le dichiarazioni di principio e le iniziative istituzionali, c’è però una realtà molto più complessa e meno patinata. La famiglia del 2026 non è più quella immagine monolitica raccontata per decenni. È un mosaico: monoparentali, ricomposte, allargate, fragili, resilienti. E soprattutto è un’istituzione che oggi più che mai si trova a reggere tensioni sociali che prima venivano assorbite da altre reti, come la scuola, il lavoro stabile, il welfare territoriale.

Il punto è che si chiede alla famiglia di essere tutto: rete di assistenza, luogo educativo, ammortizzatore sociale, spazio emotivo. Ma senza sempre darle gli strumenti per esserlo davvero. E così, mentre la retorica pubblica continua a celebrarla come “cellula fondamentale della società”, nella pratica quotidiana molte famiglie si trovano a navigare precarietà economica, solitudine digitale, carenza di servizi e tempi di vita sempre più compressi.

C’è poi un’altra contraddizione evidente: si parla di famiglia come valore universale, ma le politiche concrete spesso non riescono a stare al passo. Sostegni economici intermittenti, servizi per l’infanzia insufficienti in molte aree, difficoltà nel conciliare lavoro e cura. Tutti elementi che trasformano la parola “famiglia” in qualcosa di molto più faticoso da vivere rispetto a come viene raccontata nei discorsi ufficiali.

Eppure, proprio dentro queste difficoltà, la famiglia continua a essere una delle poche reti che non si sono dissolte. Anzi, in molti casi è l’ultima vera infrastruttura sociale rimasta. Dove lo Stato arretra, dove il mercato non arriva, spesso è lì che si regge l’equilibrio quotidiano di milioni di persone.

Forse allora questa giornata dovrebbe servire meno a celebrare e più a interrogare. Non tanto cos’è la famiglia in astratto, ma cosa le stiamo chiedendo di diventare in concreto. E soprattutto cosa siamo disposti a fare, come società, per non trasformarla in un’istituzione sempre più caricata di responsabilità e sempre meno sostenuta.

Perché alla fine la famiglia non è un monumento da commemorare una volta l’anno. È un organismo vivo che cambia, resiste, si adatta. Ma che, come tutti gli organismi vivi, ha bisogno di ossigeno. E quell’ossigeno non è fatto di slogan, ma di politiche, tempo e possibilità reali.

je.fe.